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Bellissimo il documentario di Francesco Barilli, come le foto di Lucio Rossi in mostra al Palazzo DallaRosa Prati. Suggestiva l’introduzione musicale dell’Ensemble Dramsam. Ma stupendo da mancare il fiato quel capolavoro che 839 anni dopo racconta su un marmo che sembra vivo la Deposizione di Cristo. Una serata speciale:

una serata con Benedetto Antelami, lo scultore che venne dalla Lombardia e regalò a Parma (e al mondo) il suo genio, lasciando proprio qui quella straordinaria ed unica “Enciclopedia” del Medioevo fatta monumento che è il nostro Battistero. E, a pochi passi e dentro quell’altra meraviglia che è la Cattedrale, appunto la Deposizione.

Che ieri sera nel documentario di Barilli, ed anche nella mostra di Rossi, è stata raccontata ma anche rivissuta: quasi una radiografia a ritroso nei secoli, alla ricerca – anche qui – di quei colori del Medioevo che, come ha spiegato nel documentario il restauratore Bruno Zanardi, sono una caratteristica che rende ancor più unico e prezioso il Battistero. E i colori, che Rossi e la sua equipe hanno inseguito con tecniche di foto e computer che ricordano il lavoro dei Ris sui fatti di cronaca, alla fine sono spuntati davvero: ecco il rosso, il verde, soprattutto il blu lapislazzuli che fa da sfondo alle scritte.

Un affascinante “dettaglio” in più per quello che tutti gli studiosi ritengono un assoluto capolavoro della scultura gotica. E dico dettaglio perchè, nel corso del documentario, la riscoperta dei colori della Deposizione si affianca all’immersione nei particolari di quella scultura: i dadi nelle mani dei soldati che si spartiscono la veste di Gesù, la partecipata accoglienza del corpo di Giuseppe di Arimatea, l’aiuto dell’arcangelo Gabriele, fino al quasi nascosto ma intensissimo contatto, doloroso e affettuoso come solo fra madre e figlio può essere, tra la mano di Gesù ed il volto di Maria.

Un regalo all’umanità, prima ancora che un tesoro e un orgoglio per noi parmigiani. Moltiplicato poi, all’uscita, dalla proiezione che ha trasferito la Deposizione anche fuori dal Duomo, con il Cristo e gli altri particolari proiettati in sequenza sulla facciata della Cattedrale.

Serata magica, da riempire la mente ed il cuore. Ma anche con tre domande da non lasciare sospese: 1) Nell’epoca in cui si gira facilmente il mondo, quanto spesso noi parmigiani ci ricordiamo di questi capolavori e li andiamo ad ammirare? Questa primavera ho rimesso piede dentro il Battistero: è stata un’emozione fortissima, ma ho pensato anche che non lo facevo da almeno 10 anni. 2) Dobbiamo fare di tutto per valorizzare ancor meglio questa mostra permanente che in poche decine di metri consente a Parma di offrire dai capolavori dell’Antelami a quelli di Correggio e Parmigianino al Leonardo della Galleria Nazionale (per tacere del resto). Tesori che meritano ogni giorno una folla da far arrivare da tutte le parti d’Italia e non solo. 3) Ma il primo modo di celebrare e omaggiare l’Antelami è di difenderne le opere: ad iniziare da quel Battistero che è intollerabile vedere ridotto a permanente bivacco, quando addirittura non viene oltraggiato con scritte od altri vandalismi come è avvenuto nei giorni scorsi. Una inciviltà che, tanto per evitare equivoci, vede accomunati giovani immigrati e giovani parmigiani (la foto sotto è ovviamente generica e senza legami con i vandalismi di cui si parlava, ma documenta la situazione che si crea davanti ai monumenti di Piazza Duomo): accomunati nell’ignoranza, prima ancora che nell’educazione. E anche questo,cui è dedicato oggi l’ottimo corsivo di Davide Barilli sulla prima pagina della Gazzetta, è un oltraggio da non tollerare.

battistero duomo bivacco