Non me ne vogliano i cugini di nord-ovest, ma non sono mai andato matto per Piacenza. Vista sempre al volo e sempre apparsa grigia, piatta, troppo industriale nei contorni. Però mi sbagliavo… 

La bella mostra sugli affreschi del Guercino è stata anche l’occasione per conoscere meglio e per riconciliarmi con l’altra parte del Ducato.  E un po’ come mi capita a Reggio, seppur in modo diverso, ho avuto l’impressione che ci sia qualcosa da imparare anche dalla concretezza di questi vicini.

Il percorso di “Guercino a Piacenza”, ad esempio, valorizza nel modo migliore questa cattedrale che unisce romano, gotico e barocco. E la salita alla cupola, oltre all’incontro ravvicinato con l’opera del Guercino, è un viaggio tra i segreti e le ricchezze di un Duomo, che a un certo punto regala anche una vista della città dall’alto che da sola vale la salita.

Ottimi il lavoro delle guide (nel mio caso una nevianese) e il contributo multimediale all’inizio del percorso. Tanto che viene da pensare se qualcosa del genere non si potrebbe studiare per valorizzare e diffondere meglio quella  straordinaria “mostra permanente” che a noi hanno regalato Antelami, Correggio e Parmigianino (senza dimenticare Leonardo e gli altri della Galleria Nazionale).

Perchè a volte, davvero, non ci rendiamo conto di quanta ricchezza ci è capitata in eredità: da spartire con l’Italia e con il mondo.

Guarda la fotogallery completa di una mattinata piacentina, che coincideva con la festa del Patrono celebrata nella basilica di Sant’Antonino, a sua volta bellissima:

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