Cattura

E’ stato per decenni il simbolo delle ferite della guerra ed anche delle divisioni della città. Quello spazio vuoto e quel “non finito” non sono stati materia solo per architetti e urbanisti, ma hanno coinvolto e spesso acceso l’intera città: dalle prime proposte nel dopoguerra per la riedificazione del Palazzo Ducale e del Teatro Reinach alla vergogna della piazza-parcheggio intorno ad un mesto Giuseppe Verdi. E poi la rivolta contro il progetto De Carlo che avrebbe voluto edificare su via Garibaldi e il dibattito sul “cilindro” dell’architetto Botta destinato ad auditorium. Fino alla soluzione della piazza verde e con la fontana a richiamare le fondamenta di una antica chiesa: una soluzione bellissima da vedere, difficilissima da governare quando la piazza si è trovata nuovi e non sempre educati “inquilini”… 

Ora, parte da qui e da via Mazzini il “centro città cantiere” del Pizzarotti bis. Un segnale di immediata operosità ed efficienza, ad un mese esatto dalle elezioni e mentre tanti parmigiani vivono o pensano alle ferie. E in entrambi i casi non  c’è motivo per pensare che gli interventi progettati non siano di miglioramento. Né ovviamente si vuole rimpiangere quella decennale stagione di indecisioni che paralizzò in passato il destino di quella splendida area. Però…

Però, proprio l’importanza storica ed estetica di questa Piazza forse meritava e meriterebbe un dibattito un po’ più ampio della presentazione dei lavori ai commercianti della zona e al consiglio dei cittadini volontari di Parma centro. Così come onestamente mi sfugge la necessità di allargare i già ampi marciapiedi di via Mazzini col rischio di complicare ulteriormente la convivenza bus-bici-taxi.

Morale: i due progetti saranno magari fantastici. Ma anche alla luce dei risultati elettorali, che hanno sì dato un pieno ed evidente mandato a ri-governare ma hanno anche fissato la rappresentanza del sindaco ad un 26% degli elettori di Parma, forse sarebbe bene affrontare almeno le opere più importanti con un dibattito un po’ più ampio, collettivo e trasparente.

Non so, ad esempio, se ci si dovesse confrontare anche con chi aveva firmato l’attuale piazzale (Mario Botta non è propriamente un architetto neolaureato…) prima di ritoccarne il disegno. Ma so che in questi anni Piazza della Pace ha vissuto iniziative non sempre all’altezza: quello di Pistoletto, ad esempio, non mi è sembrato proprio un “Paradiso”.

Ecco: allora, pur senza polemiche e senza pre-giudizi, ci si ricordi che cambiare il volto di una città bella come Parma va fatto con grande delicatezza: l’esempio della bruttissima vela ubaldiana in Ghiaia deve essere monito per qualunque amministratore. Governare significa decidere, ma significa anche ascoltare: specie se non si possiedono l’esperienza e la cultura storica che forse qualificavano (pur fra tanti difetti gravissimi) la vecchia politica.

Certo, per ascoltare occorre però che qualcuno parli, specie se può farlo con competenza. E qui, allo stesso modo in cui l’ho fatto alla giunta, un identico speculare appello va rivolto alla città: le opposizioni politiche, gli intellettuali (urbanisti e storici soprattutto, in questo caso) e i semplici cittadini, anche attraverso i media. Perchè, per dirla in rima, la cosa peggiore sarebbe se Piazza della Pace diventasse il simbolo di una città che tace…

Per saperne di piùEcco come sarà la nuova Piazza della Pace