ritirata di russia

Ho letto un libro straordinario, scritto da un parmigiano ma di valore davvero universale. Ovviamente conoscevo da tempo la fama de “La ritirata di Russia” e del suo autore Egisto Corradi: uno dei più grandi inviati speciali di sempre, punto di riferimento quasi mitico anche per colleghi illustrissimi come Indro Montanelli.  Ma solo ora, dopo aver divorato tanti suoi articoli da manuale del giornalismo, mi sono accostato a questo libro che parla di guerra e della disastrosa ma anche coraggiosa ritirata degli alpini italiani mandati allo sbaraglio in Russia nel 1942-43.  Un capolavoro.

Che può sembrare parola strana ed esagerata per un libro che non è nè romanzo nè saggio storico nè giornalismo nè autobiografia. Ma è dall’insieme di tutto questo che Corradi, con la sua innata meticolosità ma anche con una umanità straordinaria, ci ha lasciato uno dei più vivi e potenti documenti sulla crudele assurdità e stupidità di quella guerra e di ogni guerra.

Anche se immedesimarsi in quell’interminabile orrore è impossibile, con Corradi sembra davvero di sentirlo il gelido vento che a -42° è a volte nemico ancor più tremendo dei russi che incalzano, sembra di udirle le bestemmie degli alpini per un ponte che cede al passaggio dei mezzi o per un mulo testardo che non vuole partire. E sembra di vederle, con l’orrore che sale allo stomaco, quelle “cataste” di cadaveri nudi e spogliati degli indumenti dai vivi che ancora combattono.

Solo l’interezza del racconto può offrirci una pur vaga idea di quell’interminabile incubo che costò 43mila vite italiane (e solo per la parte raccontata da Corradi: in realtà il prezzo umano  di quella insensata spedizione fu di oltre il doppio). Ci sono però brani di racconto che, nella loro asciutta crudezza, dovrebbero essere affissi nella stanza di ogni Capo di Stato, come perenne monito contro ogni conflitto.  E c’è, quasi ancor più struggente, la lunga incapacità di riappropriarsi della normalità e della bellezza del dopo: ad esempio quella della neve, il cui candore che tanti di noi amano era invece per Corradi un rimando a quel bianco inferno di ghiaccio.  Così come non può non colpire  la sorpresa della bambina Marina (la figlia di Corradi che scrisse la prefazione del libro per l’edizione della Biblioteca parmigiana del Novecento) nel vedere che un giocattolo-carrarmato regalato per Natale e che si muove con mille luci irrigidisce il volto del padre Egisto, che un carrarmato vide a pochi centimetri dal proprio viso riuscendo a scansarsi solo all’ultimo con un colpo di reni che poi per notti e notti gli veniva da ripetere anche ad anni di distanza, finendo a volte per cadere dal letto prima di svegliarsi da quell’incubo.

No, non si doveva e non si può aspettare quasi 60 anni a leggere un libro così… Leggetelo e fatelo leggere anche ai ragazzi, per capire da dove viene questo Paese, da dove viene l’Uomo e fin dove è capace di precipitare,

PER SAPERNE DI PIU’ – Chiedi chi era…Egisto Corradi