funerali mario lupo

La foto in bianco e nero diffusa dal Centro studi movimenti ci porta indietro ormai di 45 anni: preistoria, per chi è nato nella Parma del terzo millennio o poco prima. E pochi capirebbero se si parlasse di una tragedia davanti al cinema Roma, che come tante altre sale storiche ha chiuso da tempo. E allora, perchè non sia solo una storia per reduci, 

è bene raccontarla anche oggi e farla capire con parole adatte anche a tempi così diversi.

Mario Lupo non aveva neppure 20 anni. Emigrato a Parma dalla Sicilia, lavorava come operaio ed era impegnato in politica. Militava in Lotta continua, in quel 1972 che vedeva l’Italia scossa da scontri politici  che spesso sfociavano in scontri fisici, e che aveva già vissuto alcune tragedie, dopo quella terribile (fondamentale e oggetto di depistaggi) di Piazza Fontana. Quella stagione, oggettivamente, vide un prevalere di azioni fasciste o contigue a quell’area (come pur a fatica è stato dimostrato anche dalle inchieste sulle varie stragi). Il che non significa, ovviamente, che dall’altra parte fossero tutti bravi ragazzi, come si vide poi con le BR e con le responsabilità sancite per esponenti della stessa Lotta Continua (ad esempio nell’omicidio Calabresi).

Anche se in quella storia (che ho vissuto da ragazzino e non ancora da dentro come cronista come poi mi è accaduto per 40 anni di cronache parmigiane) alcuni mescolarono altri elementi, come ad esempio la storia di una cassiera del cinema “contesa” da Lupo e dal suo uccisore, quel tragico accoltellamento ebbe una indiscutibile motivazione anche politica  con firma fascista, e non fu l’unico episodio che vide protagonista (anche  successivamente dal carcere) Edgardo Bonazzi, che fu condannato per omicidio preterintenzionale insieme ad altri due imputati con accuse meno gravi. Questa è cronaca.

Ma al di là della ricostruzione e delle pur importantissime storie personali, che una volta esauriti i debiti con la giustizia hanno oggi preso altre strade, resta di quel tragico giorno soprattutto una lezione che va perpetuata anche per i giovani d’oggi, di ogni colore siano le loro idee: la politica non può e non deve essere spunto di violenza. Ci  possono essere questioni laceranti, ci possono essere enormi distanze ideologiche, ma se il confronto deve essere duro deve esserlo solo a idee e a parole.

Quella tragica sera parmigiana di 45 anni fa e quel ragazzo che non vide i suoi 20 anni devono sempre essere davanti a noi a ricordarcelo.