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Tutto cambi perchè nulla cambi  e Nulla cambi perchè tutto cambi? Nel dubbio reso celebre dal Gattopardo, e nel suo contrario, potrebbero esserci la storia degli ultimi cinque anni di Parma e le premesse per i prossimi cinque.

Il “tutto cambi perchè nulla cambi”  è la gattopardesca accusa che gli avversari di Pizzarotti gli hanno rivolto in questi anni e nella competizione elettorale, affermando che la rivoluzione promessa nel 2012 non è mai neppure iniziata: nell’affrontare colpe e ricadute del debito, nei rapporti con l’Iren e infine in quello con i “poteri forti”. Accuse che però non hanno trovato concreto seguito fra i parmigiani, visto che a Pizzarotti hanno riconsegnato le chiavi del Municipio seppur non certo con un plebiscito. 

Il “nulla cambi perchè tutto cambi” potrebbe invece essere davvero la fotografia della nuova legislatura, che avrà gli stessi interpreti nel ruolo dei protagonisti, ma che anche dalle prime “impressioni di settembre” e già da quelle di agosto si presenta completamente diversa.

Basti pensare alla partenza lanciata che la nuova giunta (nata con tempi e travagli ben minori che nel 2012) ha avuto con una sorta di quasi ubaldiana “città cantiere”: via Mazzini, piazza della Pace, l’inaugurazione della Scuola per l’Europa, gli altri lavori scolastici…   Come e più che negli ultimi 9 mesi della legislatura passata. Ovvero nel dopo-Grillo: un periodo che gli avversari hanno sottovalutato applicando a Pizzarotti & C. i giudizi dei 4 anni precedenti, senza vedere che qualcosa stava cambiando anche nella percezione di molti elettori. E’ quello il periodo in cui Pizzarotti ha fatto davvero e solo il sindaco di Parma, senza più polemiche nazionali che distraessero lui e la gente dalle cose della città: poi le cose fatte possono piacere o no, ma sono comunque cose fatte e concrete.

Quindi è evidente la padronanza che primo cittadino e assessori (i lavori pubblici estivi ne sono la dimostrazione più evidente) hanno ormai acquisito della macchina comunale e dei suoi meccanismi. Tutto in discesa, dunque? Ecco: qui appunto arriva quella seconda domanda. Comunque si giudichi ciò che i primi 5 anni hanno davvero cambiato di Parma,  le elezioni che hanno confermato al governo Effetto Parma hanno anche inviato tanti segnali da non sottovalutare e di cui già si vedono i primi effetti.

In agosto, ad esempio,  non sono passate del tutto indolori due piccole scivolate (piccole rispetto ad altri fatti che purtroppo sono nelle cronache del Municipio di Parma negli ultimi decenni) di sindaco e vicesindaco.  Il primo, pur in un contesto goliardico, ha dato quel segnale sbagliato del bagno nella fontana: sbagliato perchè in una città nella quale già tanti non rispettano le regole non ci si può mettere anche il primo cittadino a trasmettere questo messaggio. Qui c’è voluto il “secondo tempo”, ma con la multa dopo l’auto-denuncia Pizzarotti ha dimostrato di essersi accorto dell’ambiguità del suo gesto e ha in qualche modo rimediato.

Un secondo tempo che non è forse ancora concluso (vista la lettera al femminile dei giorni scorsi) per l’altra scivolata: quella del vicesindaco Bosi sui “like” a pagine facebook discutibili e sessiste. Anche qui il contorno è “da stadio” o “da caserma”, ma in epoca di femminicidi e di lotta contro violenza e sottocultura maschilista è giusto che un vicesindaco dia alla sua città altri tipi di esempio. Due fatti “minori”, ripeto, rispetto a corruzione o peggio: ma la reazione, anche guardandola attraverso i social, dice che quella rielezione (peraltro sancita da un 26% di voti effettivi)  non è un mandato in bianco, ma presuppone una fiducia da (ri)conquistare ogni giorno.

Lo si vede anche nel dibattito, tornato purtroppo attualissimo in questi giorni, sulla sicurezza. O in quello, riattizzato da un intervento di Paolo Scarpa, su Piazza della Pace: un’area sicuramente bisognosa di interventi di tutela (e qui si potrà giudicare solo a lavori conclusi), ma anche così gravida di storia e di dubbi passati da meritare forse un dibattito un po’ più ampio, prima di dare il via al lavoro delle ruspe. Ma anche qui i conti si faranno alla fine del cantiere.

Efficienza e condivisione: è questa la nuova equazione che il riconfermato governo della città dovrà riuscire a risolvere. Non da sola, perchè ci si aspetta molto anche da una opposizione fatta da persone in gran parte diverse e forse non votate al muro contro muro degli ultimi 5 anni, per colpa un po’ di tutti.  Se la città riuscirà davvero a crescere più rapidamente, dipenderà molto proprio dal tipo di dialogo maggioranza-opposizione. E ci si aspetta anche un contributo attivo e trasparente dalle forze della città (istituzioni, partiti, imprenditori, intellettuali…). E naturalmente anche dai cittadini: compresi quelli che due mesi fa se ne sono fregati del voto, ma adesso sono già “in prima linea” davanti al pc  pronti a lamentarsi e a giudicare…