pezzani

Può sembrare difficile, per chi lo conosce superficialmente o lo ascolta venendo da fuori, immaginare il dialetto parmigiano come una lingua da poesia e da emozioni profonde. Con le sue vocali larghe, ancora più larghe del nostro parlare normale, sembrerebbe destinato a calarsi più facilmente nei ritmi delle commedie o delle più brevi barzellette.

E invece no. Nella ricca produzione dei nostri poeti dialettali ci sono poesie, o almeno parti di esse, che parlano al cuore con grande forza espressiva. E che meritano di essere conosciute anche dai giovani, o da chiunque non le abbia mai lette. 

E’ all’editore Antonio Battei che si deve la raccolta di questa ricca produzione letteraria parmigiana. Ed è grazie al suo consenso che ora inizio questo breve viaggio senza pretese, incentrato sul volumetto “Capolavori”: dieci poesie dialettali tradotte in italiano di Renzo Pezzani, Luigi Vicini ed Alfredo Zerbini, di cui ho riportato anche la trascrizione. Un viaggio che parte da Pezzani, famoso anche per le sue poesie in lingua e citato anche da Pier Paolo Pasolini: un poeta che, nelle sue poesie dialettali, è capace di toccare temi e toni assolutamente variegati, come vediamo in questi primi due esempi.

Renzo Pezzani – AL PRIMM AMOR

“Al primm amor” è il fresco racconto dei palpiti dei 20 anni. Con un tocco, fin dall’inizio, di sorridente disincanto, nella descrizione di quel primo amore 17enne: “…un col da madonna, du oc cmè do spii, / na bocca da sreza pär dir dill bozii.”   (un collo da Madonna, due occhi come due spie, / una bocca di ciliege per dire bugìe). E quando i due innamorati sono insieme il mondo intorno sparisce: “a gh’era dla genta, mo an vdeven nisson” (c’era gente, ma non vedevamo nessuno). Si fa subito buio, è ormai tardi e la ragazza deve rientrare perchè teme i rimproveri della madre, ma… ” ‘S bazäven ancorra in do’ ‘n gh’era nisson.” (Ci baciavamo ancora dove non c’era nessuno”).

“Que reste-t-il de nos amours?”. Che cosa resta? Pezzani ha una risposta un po’ amara ma serena, anche perchè “L’amor di vint’ani al te scota, mo ‘l passa: / l’è un po cmè un insonni, l’è un po ‘cme’l mäl ‘d dent”.  (L’amore dei vent’anni ti scotta, ma passa: / è un po’ come un sogno, è un po’ come il mal di denti).  E così a distanza di anni ci si rivede da lontano, come due forestieri e senza più quella magìa: “ti grassa, una mama coi fiö’ ch’a va a scöla”  (tu grassa, una mamma coi figli che vanno a scuola) . Ma anche con un dolce e rispettoso affetto che perdura, anche nel condividere da lontano la felicità altrui… “‘t vrè dir na parola, / mo ‘t si csì contenta ch’am toca tazer”  (ti vorrei parlare, ma ti vedo così contenta che mi tocca tacere”).

Renzo Pezzani – PADRE LINO

Alla figura forse più bella della Storia di Parma, Pezzani dedica i racconti delle fiammelle dei lumini della Villetta: ogni lumino è una storia, di chi a Padre Lino deve un aiuto provvidenziale. Un racconto lungo  e affettuoso, ma il ritratto del frate francescano è già splendidamente racchiuso in tre versi che raccontano il momento della sua morte: “Chi gh’a rughè in sacossa an gh’a catè / che una coron’na e dill gran brizi ‘d pan: /  al pu bel testament ch’a lassa un frè.” ( Chi gli ha frugato in tasca non ci ha trovato / che un rosario e tante briciole di pane: / il più bel testamento che un frate possa lasciare).

Ma Renzo Pezzani  ha saputo descrivere splendidamente anche la condivisione popolare della musica e dei sentimenti verdiani e la ferocia del popolo nel farsi giustizia del colonnello Anviti, odiato uomo d’ordine dei Borbone: lo vedremo nella prossima puntata. (1 – Segue…)

Gabriele Balestrazzi

(Ora che non esiste più lo storico negozio di via Cavour, i libri Battei con le versioni complete delle poesie citate e delle altre possono essere reperiti presso alcune librerie cittadine, tipo Fiaccadori. Oppure si può contattare Antonio Battei su Facebook )

 

 

 

 

 

 

 

 

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