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Della prima volta che l’ho intervistata ricordo ancora quanto mi colpì la sua risata: franca (nomen omen), positiva, intelligente come l’ironia del suo teatro e delle sue parole. E mai come in questi giorni aridi e cattivi potevo apprezzare la possibilità, dopo tante interviste e tanta stima a distanza, di fare qualcosa insieme a Franca Tragni.  Insieme a lei e a quella squadra, tutta al femminile, che con altrettanti sorrisi, con determinazione e con un insieme di efficienza e disinvoltura ha messo in piedi una impegnativa e stimolante tre giorni a Fontanellato, con il titolo Zona Festival.  Tre giorni per le donne e contro ogni stereotipo (forse non si poteva scrivere “contro ogni idiozia”…) di genere.

Nella settimana che ci ha proposto gli scenari più estremi, dalla violenza bestiale di un gruppo di immigrati a quella di cui è accusata una coppia di carabinieri, la questione della violenza sulle donne non è solo attuale, ma è semplicemente sconcertante. E ben lo sappiamo in questa città, dove proprio in questi giorni sfilava in tribunale l’ennesimo e  “normalissimo” parmigiano (qui non ci si può neppure aggrappare all’immagine dei “diversi” che ci hanno “invaso” il Paese…) reo di femminicidio.

Le ragazze di Zona Franca ci hanno chiesto di gestire insieme, come gruppo Maschi che si immischiano, la prima serata. La gente c’era e il film-documentario “Un altro me”, che dà voce ai detenuti per reati sessuali impegnati in un programma di rieducazione nel carcere di Bollate, ha lasciato segni forti. Noi, uomini e donne in sala, abbiamo poi provato a parlarne cercando di capire quanto quel mondo estremo delle violenze e dei femminicidi sia davvero così lontano dalla sottocultura e dagli stereotipi che respiriamo ed anche creiamo ogni giorno: con i comportamenti sul lavoro o in famiglia, tollerando o gustando uno spot o un momento televisivo palesemente sessista, perpetuando un vocabolario quasi sempre costruito al maschile perchè maschile è e vuole rimanere il potere, o anche solo proponendo/approvando una battuta fuori posto con gli amici.

Una riflessione che dobbiamo portare in tutti noi uomini, visto che siamo noi uomini a colpire e ad uccidere. Qualunque sia il nostro ruolo. Bene dunque che ci fosse, e finalmente con la parola delle scuse, il vicesindaco Bosi che era stato pizzicato su facebook con dei “like” a pagine vergognose già solo nei titoli.  Ma ovviamente senza fermarsi a un caso, che ha fatto più notizia di altri solo perchè legato alla politica: la lunga strada verso la parità vera passa dalle teste e dai cuori di tutti. Donne comprese, ovviamente: ma senza mai dimenticare l’enorme differenza che passa fra essere vittima ed essere carnefice.

Ecco perchè è nato Zona Festival, ecco perchè sono nati Maschi che si immischiano, ed ecco perchè la serata di Fontanellato ha moltiplicato la voglia di fare ancora tante piccole o grandi cose, magari ancora insieme e al servizio di chi da anni è silenziosamente e concretamente in prima linea (penso al provvidenziale Centro Antiviolenza). Perchè insieme questa battaglia la vinceremo davvero: e a quel punto, riprendendo le parole di ieri sera di Franca, anche parlando di Uomini/Donne potremo finalmente e serenamente tornare a sorridere.

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