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A guardare da Parma le immagini dei tg e i titoli dei giornali sulla tragedia di Livorno sorgono due pensieri: il primo è che quasi tre anni fa, nella sua calamità, la nostra città fu davvero fortunata a non avere oltre ai tanti danni anche delle vittime. Il secondo è che quei tre anni sono davvero passati invano, in un Paese che anzichè adeguarsi ad una situazione climatica ripropone esattamente le stesse lacune. Leggete i titoli di giornali e siti: 

siamo ancora a dissertare fra allerta rossa e allerta arancione, e siamo ancora ai rimpalli di responsabilità fra Comune, Regione e altri enti.

E sembra davvero una tragica replica di ciò che accadde in quel fine settimana di ottobre 2014, quando le polemiche accompagnarono Pizzarotti (allora ancora cinquestelle come oggi Nogarin) anche per il fax in Comune  protocollato il lunedì e per l’accostamento con l’assenza del sindaco impegnato a Roma in un raduno nazionale del M5s.

Allora due cose bisogna sottolinearle. La prima è che il governo, e a cascata gli enti locali, devono seriamente e rapidamente porre mano a un Piano emergenze chiaro, efficace e soprattutto adeguato alla realtà di bombe d’acqua, trombe d’aria ecc.  La seconda è che un Paese moderno non può trovarsi, appunto dopo tre anni, a non sapere ancora se per l’alluvione di Parma ci sono stato o meno responsabilità, perchè l’inchiesta – che vede fra gli indagati anche il sindaco – è ancora aperta. Un’attesa (e non ne facciamo colpa ai magistrati ma alle leggi e alle risorse dei tribunali) troppo lunga: per Parma e per chi da quello che accadde a Parma poteva trarre una lezione.