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Cresciuto negli anni ruggenti di Tex Willer e Walt Disney (ma anche Blek Macigno, Capitan Miki, Zagor…), ho poi dedicato solo il tempo di fugaci occhiate al mondo dei fumetti. Non potevo però non andarmi a comprare e leggere l’ultimo numero di un personaggio tutto parmigiano che ormai da 28 anni (!) si è conquistato un posto di assoluto rilievo nel panorama fumettistico nazionale e non solo, viste le diverse traduzioni. 

E il Rat-Man numero 122, “Quando tutto finisce”, è davvero un congedo (che in realtà non è proprio la parola giusta, come spiega oggi sulla Gazzetta l’articolo di Andrea Del Bue) da campione e da applausi. Al di là dei riferimenti per gli iniziati, anche un lettore debuttante non può non cogliere insieme agli aspetti grafici anche un’elevatissima qualità dei testi con alcune battute davvero fulminanti, che ovviamente non citerò per non rovinarvi il gusto di una lettura assolutamente da consigliare.

Ma l’evento di questo ultimo (o non proprio ultimo) Rat-Man è anche l’occasione di celebrare una eccellenza parmigiana. Non conosco personalmente Leo Ortolani, ma ne ho più volte seguito a distanza interviste o altri interventi. Pisano di nascita, la sua parmigianità è un dono del Sessantotto (inteso come anno, non come movimento), quando Leo si trasferì a Parma a neppure un anno di età. E l’aver saputo conquistare e mantenere una così longeva popolarità e stima in un mondo dove di certo non manca la concorrenza è una bella storia di talento e di impegno: forse, proprio per festeggiare il congedo di Rat-Man, si potrebbe tenere a mente questo nome per quando fra tre mesetti ci saranno da scegliere medaglie e attestati del premio Sant’Ilario. In attesa, si intende, di nuove avventure o di nuovi supereroi…