“Parma è cambiata”, “Parma sta perdendo la sua identità”…Sono le frasi che più spesso ascolto da chi lamenta gli effetti di una immigrazione giudicata eccessiva e troppo rapida. Ne avevamo parlato in primavera (leggi) e in questi giorni due cose mi hanno fatto tornare in mente quel tema: 

l’iniziativa di portare in giro per la Parma alcuni immigrati spiegando i luoghi della città e viceversa l’inconsapevolezza con cui tanti ragazzi (non solo immigrati) siedono sui gradini del Battistero indifferenti a quella straordinaria bellezza, quando addirittura non la vanno a insidiare con stupidi graffiti o veri vandalismi.

E allora la domanda concreta è: che Parmigianità vorremmo davvero difendere o quanto meno far condividere ai nuovi arrivati? Non penso ci siano problemi per quella gastronomica, perchè se è vero che sono nate tante kebaberie nessuno impedisce a nessuno di gustare anolini o tortelli. E se c’è una fetta di nuovi parmigiani (giuro che “fetta” mi è uscito per caso…) che per convinzione religiosa non mangia i nostri salumi, l’importante è che gli altri restino liberi di assaporare prosciutto & C.: e per il momento non vedo problemi in materia.

La Parmigianità dei monumenti è lì immutabile, a ricordarci ogni giorno la grande fortuna che abbiamo avuto nell’ospitare qui Correggio, Antelami, Parmigianino (peraltro i primi due non parmigiani). Si tratta semmai di difendere questi tesori da vandali e bivacchi, magari proprio spiegando a chi staziona sui gradini bighellonando in quale luogo si trovino.

Il dialetto? Ma è a sua volta il frutto di una contaminazione: se al posto di patata diciamo “pòm da téra” è evidentemente perchè abbiamo assorbito quel termine durante la dominazione francese. E anzi chissà che l’incontro con nuove culture non finisca per arricchire di parole anche il nostro vernacolo.

Allora cos’è la parmigianità? E siamo sicuri di rappresentarla nel modo migliore, noi parmigiani del terzo millennio? Quanto ci lega allo spessore di figure entrate nella Storia come Padre Lino, Maria Luigia e Arturo Toscanini o di personaggi ammirati nei decenni più recenti come un  Pietro Barilla?

Ecco: provate ad immaginare di dover scrivere un “Manifesto della Parmigianità” , da consegnare ai nuovi arrivati a Parma per spiegargli su quali valori si fonda la nostra comunità. Siamo sicuri che ne saremmo capaci tanto facilmente? A voi la parola.