Cattura

Ma allora, ci chiedevamo pochi giorni fa, che cosa è questa “Parmigianità” che tanti dicono in pericolo perchè “la città non è più la stessa” e perchè “sono arrivati troppi stranieri e troppo in fretta”? Avevamo chiesto la risposta a voi lettori, tramite facebook: e la risposta è…che non è facile trovare una risposta. 

Cosa che, già da sola, dovrebbe farci riflettere. Perchè alla fine l’impressione è che noi ci riempiamo un po’ la bocca con questa idea astratta di una Parmigianità che poi però non sappiamo calare nella realtà. E forse tantomeno sappiamo esserne interpreti: con il risultato che mentre ci lamentiamo per un’identità che si va smarrendo a causa dei “barbari”, forse i primi barbari della Parmigianità e delle caratteristiche che hanno reso Parma ammirata e invidiata in Italia e non solo alla fine siamo proprio noi…

Ma proviamo a leggerle, alcune di queste vostre risposte:

  • Parma è una città malata che avrebbe grandi potenzialità e ha dimenticato il suo passato, non percepisce il suo presente e soprattutto non ha un progetto per il suo futuro. È una vecchia diva hollywoodiana sul Viale del Tramonto che non riesce ad avere una progettualità per darle modo di esprimere davvero i suoi valori. (Patrizia)
  • Dovremmo recuperare la nostra provincialitá e presto anche​, prima di esplodere in maniera definitiva (Gio)
  • Parma oggi si è sostanzialmente ridotta a “i capitali eonomici che girano attorno al discorso del cibo”, Anni fa era molto di più, era campione del sociale e dell’integrazione ecc.ecc(e su ciò Parma sta rapidamente degradando verso l’anomia sociale)…della vecchia parmigianità resta ancora lo spirito anti-istituzionale,un pò emotivo,insofferente dei capi e degli ordini calati dall’alto e capace di rapide aggregazioni interclassiste su questo (anche se la nuances piccolo-borghese resta sempre), ….ma ormai non ha più i tratti libertari che aveva prima,adesso l’anti-istituzionalità parmigiana può anche essere pericolosa,reazionaria… (Germano)
  • Non ho mai capito cosa sia (Elisa)
  •  La Parmigianità è passeggiare per le vie del centro la mattina presto e assaporare quel profumo di pane che arriva dalle nostre panetterie storiche, e quel gradevole aroma di caffè dei bar già aperti agli avventori….la Parmigianità è chiacchierare alla fermata dell’autobus con le belle signore parmigiane, quelle che ti raccontano Parma di una volta, dignitosamente curate e profumate nei loro abiti un po’ retrò ma di buona sartoria, che gentilmente poi ti chiedono di timbrargli il biglietto e ti ringraziano con un bel sorriso…la Parmigianità è sedersi su una panchina del Parco Ducale, non importa in che stagione, per assaporare il trascorrere del tempo respirando quei colori e quei profumi racchiusi in questo scrigno prezioso di verde….la Parmigianità è fare una corsa in Cittadella….la Parmigianità è perdersi tra i borghetti del centro tra negozietti e trattorie che emanano profumi famigliari di bollito e di ragù….la Parmigianità è fermarsi in Piazza, sotto i Portici del Grano, a chiacchierare con gli amici e poi fare un salto in libreria….la Parmigianità è passeggiare sul Lungo Parma con la nebbia, al tramonto o la mattina presto, sempre, e riuscire sempre a incantarsi davanti al suo spettacolo…la Parmigianità è rinnovare sempre quella incredibile sensazione di meraviglia davanti al Teatro Regio, a Piazzale della Pace e a Piazza Duomo….la Parmigianità è amare questa città in tutte le sue sfaccettature…. Si potrebbe continuare all’infinito, caro Gabriele, so di essere una romantica e per me la Parmigianità è tutto questo e tanto altro. (Gabriella)
  •  Odio la Parmigianità come la odiava Giuseppe Verdi (Mario)…….   
  • Io ti rispondo, facendo mio, un pensiero del mitico giornalista Giorgio Torelli:” le città non sono immutabili, la nostra ci appartiene per affetto, l’abbiamo in prestito, noi stiamo per essere cartolina del dopo. Dobbiamo fare di tutto per riconsegnarla al tempo forte nel sentire, generosa di scelte, insolente contro l’invidia del banale, coraggiosa nel fare storia e abile nel dipanarla”. (Carlo)                                         
  • CONCLUSIONE? – Come si vede, non sarebbe semplicissimo trarre da queste risposte un ipotetico “Manifesto” da proporre ai nuovi parmigiani per spiegare loro a quali “regole” dovrebbero adattarsi per non cambiare Parma e per non insidiarne l’identità. E non starò a ricordare i 27 scandali fra bancarotte ed enti pubblici che hanno infangato gli ultimi 14 anni da Parmalat in giù. Allora? Allora forse la verità è che dobbiamo prima di tutto ritrovarla noi la parmigianità perduta: quell’insieme di civiltà, bonomia (che significa anche tolleranza: l’esatto contrario degli insulti e dell’aggressività che ogni giorno vediamo su Facebook) e talento unito a modestia, ovvero quel mix che ha permesso a tanti parmigiani del sasso o da fuori di arricchire davvero, e spesso senza pavoneggiarsene, questa città. Geni dell’arte, da Antelami e Correggio a Verdi e Toscanini e a Guareschi. E poi le vere e proprie eccellenze della ristorazione (i coniugi Cantarelli)  o della moda (le sorelle Fontana) o del giornalismo (Egisto Corradi) o dell’industria (Pietro Barilla) che hanno illuminato il Novecento, con in sottofondo la lezione più straordinaria di tutte che è quella del dalmata Padre Lino. E nel più caotico e complicato Terzo millennio, forse la prima cosa da fare è ristudiare quelle lezioni, perchè la mia impressione è che la vera Parmigianità non sia fatta di slogan urlati o di superiorità presunte, ma sia fatta soprattutto di umiltà e impegno…