MailParma: chiacchierate a distanza, via web, per parlare insieme della nostra Parma. Parto da Paolo Scarpa, il candidato che era arrivato ad un soffio da Federico Pizzarotti  ma poi ne è stato superato nel ballottaggio. (Ps – Dopo 40 anni di lavoro mi capita inevitabilmente di dare del tu a tantissimi interlocutori: almeno da blogger vi risparmierò la formalità del “lei” che di solito si usa. Tanto non sarà il tu o il lei a cambiare la sostanza delle domande). Ecco il testo della mail-intervista: 

La risposta a un appello degli abitanti di San Leonardo contro il degrado e una riflessione con alcuni dubbi sulla sistemazione in corso di piazzale della Pace e poi qualche apparizione e qualche assenza fra Consiglio comunale e commissioni, fino al recentissimo intervento sulla vicenda del consulente Stu Authority. Una delle domande di questa estate politica appena archiviata è: che fine ha fatto Paolo Scarpa? Anche se forse una risposta è arrivata in questi giorni con la pubblicazione su facebook di alcune foto scattate a Gerusalemme.

Intanto, grazie per  questa intervista a cui rispondo molto volentieri. Partiamo da Gerusalemme: è un viaggio che io e mia moglie avevamo nel cuore da tempo, l’avevamo programmato per l’inverno scorso (non immaginavamo che mi sarei buttato nella competizione elettorale) ma poi lo abbiamo rimandato a fine estate. Si rimane profondamente segnati da questa città: Gerusalemme è un crogiuolo di spiritualità, di storia, di densità emotiva, dove trovi, insieme, tutte le grandezze e le contraddizioni del nostro tempo, radicate nella storia dei popoli, nelle fedi delle genti, e questo, oggi, in un paese in guerra permanente. Venendo a Parma, io sono qua, non smetto di impegnarmi per ciò in cui credo, ma concedimi di non avere alcuna ansia di apparire. La città va avanti, come va avanti la politica e questo indipendentemente dai nostri destini personali, ma ne parliamo in seguito.

Ma al di là di viaggi e aspetti personali, dal punto di vista strettamente politico con che spirito Scarpa è tornato a Parma: c’è ancora una sconfitta da elaborare?; c’è qualche dubbio sul ritrovarsi fianco a fianco di quel Pd con cui nel dopo-voto non sono certo mancate le polemiche?; c’è qualche frattura perfino all’interno del vostro gruppo (ieri l’altro i distinguo della Roberti su Eramo per il tema sicurezza)?… In definitiva, adesso hai la convinzione di poter/dover offrire un contributo concreto in Consiglio comunale, anche se non nel ruolo sperato, oppure ci sono dubbi e siamo alla vigilia di una decisione come quelle di Soliani-Peri-Bernazzoli che rinunciarono a guidare l’opposizione dopo le rispettive sconfitte?

Le elezioni sono finite da parecchio, le analisi le abbiamo già fatte, e adesso siamo oltre. Ora io sono in Consiglio comunale (e ci resto), che è il parlamento della città. Siamo minoranza, è un ruolo scomodo, ma è un ruolo imprescindibile in un sistema democratico, per le funzioni di controllo e anche di proposta che anche dai quei banchi possiamo esercitare. Questa maggioranza sta già dimostrando nei fatti di volere fare da sé e di non essere affatto permeabile. Ma proprio per questa ragione, per noi sarà importante essere presenti fuori, tra le gente, dove c’è una città che vive, soffre, spera e quello è il terreno in cui mi piace immaginarmi nel fare politica. Parma Protagonista è una lista elettorale, che ha ottenuto un successo grande (il 14 percento dei voti), costruito attorno al mio nome e con il contributo di un gruppo di persone e di candidati di valore che ci hanno messo l’anima e il cervello. Esprime un gruppo di quattro consiglieri con un capogruppo come Pier Paolo Eramo, che si è messo a disposizione con un entusiasmo e un impegno incredibili. Oggi Parma protagonista non è ancora un movimento politico ed è normale che vi siano opinioni diverse su temi specifici: non siamo il PolitBuro. Attorno a noi ci sono molte aspettative, è una scommessa da giocare e ci stiamo lavorando. Io ci credo, e siamo in tanti a crederci, vedremo cosa riusciremo a combinare. Ma dobbiamo evitare gli errori di altri movimenti che sono nati e morti prematuramente negli ultimi due decenni, dalla sinistra al centro, quasi sempre attorno a una leadership individuale e chiudendosi a riccio. C’è invece bisogno a Parma di un luogo politico aperto, che sappia fare rete, che eserciti l’ascolto della città, che sia concretamente sul pezzo, che rispetti tutti, partiti compresi, ma senza prendere ordini da chicchessia. Vogliamo partire da un sistema di valori. Sui programmi possiamo avere idee diverse, sui valori no, e i valori sono quelli per cui ci siamo battuti nella competizione elettorale.

Che impressione hai della partenza nella nuova legislatura della giunta Pizzarotti?

Il paradosso è che, nella sostanza, il primo ad avere messo in cantina buona parte della esperienza della prima amministrazione Pizzarotti è stato Pizzarotti stesso, nel momento in cui ha rivoluzionato la sua squadra di governo, inventando nuove deleghe o cambiando assessorati importanti, come ambiente (quindi rifiuti), cultura, scuola, sicurezza. Per il resto, vedo un tentativo di impegnarsi per mandare avanti la macchina comunale, di cui dò atto alla Giunta, che, per quanto appare, sembra composta da persone per bene. Anche se devo dire che la trasparenza latita e la questione dell’ammanco di mezzo milione di Euro dalla Stu Authority, taciuto per mesi, è la prova che noi oggi vediamo solo la punta dell’iceberg di quello che avviene dentro il Comune e dietro le quinte. E’ sconcertante dovere apprendere informazioni di tale rilevanza pubblica solo grazie agli scoop dei giornali. Tanto per capirci, i fattacci di Stu Authority emersero il 12 giugno o giù di lì, ovvero tra il primo e il secondo turno elettorale. Ma Sindaco, Amministratori e Assessori si guardarono bene dal darne comunicazione, riuscendo a tenere nascosta la cosa, fino a quando la Gazzetta non ha rivelato quanto era successo. Anche fosse solo per questo, mi sarà concesso, prudenzialmente, il beneficio del dubbio. Aggiungo, su questa Giunta, che si conferma una continuità nel privilegiare il palazzo, anzi  i palazzi (sono più d’uno e non tutti con sede a Parma…)  su alcune scelte di peso. Non la faccio lunga, ma la questione vendita Fiere è centrale in questo ragionamento; insisto nella mia opinione (perdente alle elezioni), che vendere quote di una società che fa utile (Fiere di Parma) per mettere quei soldi in un buco nero di perdite (Aeroporto), senza un chiaro piano industriale sia sbagliato per una amministrazione pubblica. Questa mi sembra una possibile cartina al tornasole che ci indica chi davvero influenzi le scelte che hanno peso, a Parma. La nostra idea, alla base di Parma che si fa protagonista, era di mettere al centro la città, i suoi interessi, il suo bisogno di decidere, senza dipendere da altri. Qui purtroppo sembra di essere in un altro film, ma lo sapevamo bene.

Nell’amarezza del dopo-elezioni c’è stata sicuramente una frase di troppo che mi piacerebbe vedere cancellata: quando hai detto “Ora amo un po’ meno Parma”. No: Parma può anche deludere o fare arrabbiare, ma ha bisogno di tutti noi, ognuno nel suo ruolo ed ognuno col massimo impegno e amore possibile. Sei d’accordo? E se sì, da quali temi pensi di ripartire nel tuo nuovo ruolo?

Non voglio darti risposte ipocrite. Su Parma, sai che ci sono nato, come vi nacquero mio padre e mio nonno, vivo qui da sempre, tranne i miei anni genovesi, amo maledettamente questa città, ne conosco le grandezze, le generosità, la storia, la cultura, ma proprio per questo credo sia giustificato un certo risentimento quando dimostra di non amare se stessa. Ti prego di non fraintendere: sarebbe idiota da parte mia avercela con quella Parma che ha non ha votato me, ma ha votato l’altro: ho troppo rispetto per la democrazia anche solo per pensare una roba così. Ma che dire di quella Parma che magari per pigrizia non ha votato affatto, che a grande maggioranza (55%) non si è neppure presa la briga di alzarsi dalla poltrona o dalla sdraio della piscina in una domenica di giugno per andare a votare il proprio sindaco e il proprio futuro? Togli quelli che non hanno votato per scelta consapevole, perché non si riconoscevano in nessuno dei due candidati, e ci sta, ma gli altri? Da una parte c’è una città solidale, bella, attiva, ma, è un dato di fatto, c’è anche una indifferenza che cresce spaventosamente e si chiude nelle proprie individualità. Oltre i lustrini della politica in vetrina, la crisi va avanti velocemente anche a Parma e il pericolo è di nascondere i problemi sotto il tappeto, come polvere molesta. Ce lo dice Pier Giacomo Ghirardini, che elabora gli studi per la Caritas diocesana e ci parla di una povertà che anche nel 2017 si intensifica e tocca ormai quasi 30.000 persone a Parma (dati provinciali). Come ce lo dicono le aziende che chiudono, il lavoro che anche qui scarseggia sempre di più, i diritti delle persone calpestati, il disagio di interi quartieri, da Oltretorrente a San Leonardo. Aggiungo che rattrista una cultura che si banalizza e perde contatto con la memoria, al punto che rischiamo di non sapere più chi siamo e da dove proveniamo: questo è il significato della mia presa di posizione su Piazzale della Pace, la ribellione verso  lo smantellamento di un pezzo di cultura importante, perpetrato nel silenzio collettivo. Su questi temi penso che sia giusto impegnarsi, dentro e fuori dalla politica. Ma questo non vale solo per me, che non conto molto, ma vale per tutti, se non vogliamo che vinca definitivamente la rassegnazione.

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