Quando nel 2012 arrivò in Municipio lo tsunami Grillo-Pizzarotti, annotai che per la prima volta dal dopoguerra Parma avrebbe avuto un governo monocolore: cioè con un solo partito, diversamente dalla storica alleanza Pci-Psi che guidò Parma per 40 anni o dal pentapartito degli anni ’80 o dall’alleanza civismo-centrodestra di Ubaldi e così via. Sul momento mi sembrò soprattutto un elemento di debolezza, ricordando ad esempio quante volte il Psi fu decisivo nel convincere il Pci parmigiano a non seguire sempre pedissequamente le direttive della Regione: e da quei “confronti” (in realtà si tiravano coltellate feroci, ma lo facevano nel chiuso delle sedi e poi alla fine risultavano tutti d’acccordo…) nacquero anche decisioni preziose per la città. E in effetti 

soprattutto all’inizio quella solitudine orgogliosa e un po’ presuntuosa degli allora Cinquestelle con una compagine inesperta produsse tanti sbagli: dalla insensata bocciatura di Giocampus (poi rapidamente rientrata) alla rigidità della prima fase della differenziata porta a porta (poi in parte attenuata) ad altro ancora.

Ma quando poi ce n’è stato davvero bisogno, quell’essere soli ma anche molto uniti è diventato fondamentale: prima per sopravvivere a un opposto tsunami con la “scomunica” di Grillo e il successivo divorzio e poi per vincere le elezioni una seconda volta, cosa che 5 anni fa forse nessuno avrebbe scommesso. E non è certo stata secondaria la compattezza che la squadra ex M5s e poi Effetto Parma ha potuto opporre ai ripetuti sgambetti, pubblici e privati, tanto di moda invece nel centrosinistra. Recentemente su Facebook ho letto che Federico & C. già all’inizio dell’avventura del 2012 avessero messo in preventivo la possibilità che il legame con Grillo non durasse a lungo: non so se è vero, ma se lo fosse sarebbe stato anche questo un ulteriore e importante elemento di coesione

Anche ieri mattina, in Piazza Duomo – per le “Donne in Corsa” – erano quasi tutti insieme. Chi in tuta e scarpette dall’inizio, chi in giacca e cravatta alla fine dopo altri impegni, come il sindaco Pizzarotti e l’assessore Guerra. Insieme nonostante li fossero appena stati per due giorni nel “ritiro” del Cielo di Strela a Compiano da Mario Marini (alla fine, qualcuno ha scherzato, l’assessore ex Vignali l’hanno scelto proprio loro…).

Il gruppo storico e i nuovi, senza che – anche a microfoni spenti – ti arrivi una frecciatina, una lamentela, una maldicenza o una critica al leader. Le discussioni (immagino sia avvenuto anche questa estate sul “caso Bosi” per i like su facebook a siti discutibili) hanno subito imparato a farsele al chiuso, senza poi spartirle coi media come invece abbiamo visto in questi mesi nella sgarrupata casa Pd…   Certo, le controindicazioni a questa solitudine rimangono ancora tutte (lo si è visto proprio questa estate e lo si vede in questi giorni in piazzale della Pace dove è sbucato anche un brutto “container verdiano”). E per il bene della città c’è da sperare che il Consiglio comunale appena nato non riproponga il muro contro muro dei 5 anni precedenti, che non alla fine non giovava a nessuno.  Ma è fuori di dubbio che la compattezza abbia pagato e probabilmente continuerà a pagare, al di là dei giudizi sulla loro politica.

Perchè poi, ovviamente, si può anche non essere d’accordo su nulla delle loro scelte. Ma se qualcuno ha in mente di scalzarli, da qui al 2022 cominci a ragionare anche su questo: le squadre vincono, le divisioni fanno perdere. E le elezioni di Parma 2017 lo hanno dimostrato.

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