Qualche settimana fa ci siamo fatti una domanda: “Ma se dovessimo scrivere un Manifesto della Parmigianità, che cosa ci metteremmo?”  . Una domanda che nasce dalle frasi che spesso ricorrono sul web e in giro per Parma: una Parma “che sta cambiando”, “che sta perdendo la sua identità”. Cosa che in parte è certamente vera, anche per l’effetto di una immigrazione piuttosto massiccia che sta davvero mutando alcune caratteristiche della popolazione parmigiana. 

Ma se è vero che oggi tanti parmigiani non sono tali per la storia della loro famiglia, e a volte loro stessi hanno vissuto lontano da qui gran parte della loro vita, la domanda è appunto: che cos’è che questi nuovi abitanti dovrebbero conoscere ed applicare perchè Parma continui ad essere Parma? Quando però ho invitato i lettori a fornirmi le loro risposte, ho avuto la conferma che – al di là di luoghi comuni o di battute in dialetto – non è poi così facile identificare oggi che cos’è la Parmigianità.

Certo, la nostra Storia è prodiga di esempi anche geniali: Antelami , Correggio, Parmigianino, Bodoni, Verdi, Toscanini, Guareschi, i Bertolucci… Abbiamo la fortuna di vivere in un territorio carico di Storia e di storie: di talento ma anche di duro impegno, perchè il talento da solo non basta mai. E abbiamo anche esempi più vicini, di eccellenze in vari settori: ricordavo ad esempio i coniugi Cantarelli nella ristorazione, le sorelle Fontana nella moda, Egisto Corradi nel giornalismo. Tutti nati i provincia di Parma: eppure molto lontani dall’immagine contemporanea del parmigiano che autocelebra sè stesso denigrando gli altri (che si tratti di un politico o di un allenatore di calcio,  il parmigiano è troppo spesso portato a pontificare, che spesso è un modo di tradire la nostra – e dico nostra perchè non mi voglio certo sottrarre alla constatazione – mediocrità).

Così, la Parma dei giorni nostri, cioè proprio quella che si sente tradita e violata dalla calata dei “barbari invasori” è in realtà la prima che la tradisce, questa Parmigianità di cui tanto ci riempiamo la bocca solo perchè mangiamo gli anolini e li fotografiamo su facebook o perchè parliamo ancora (e spesso malamente) il dialetto. Ma se si guarda come andiamo in giro in città in auto o con altri mezzi e come ci comportiamo, salta subito all’occhio che la prima cosa che è saltata in questa città è il rispetto delle regole: da quelle più elementari di educazione civica (in questo i bus sono un osservatorio “privilegiato”) a quelle dei codici (ricordo ancora che in fatto di crac e altri scandali siamo arrivati a 27 come le opere di Verdi).

Tutto buio, allora? Certamente no. E se la settimana scorsa ci ha “regalato” una non esaltante polemica di alcuni amministratori sindaco in testa contro la Gazzetta, per fortuna la cronaca ci ha offerto e ci offre anche spunti diversi. Penso alla bella storia della Biblioteca Baia del Re nel quartiere Montanara, penso alla gioia di incontrare un personaggio come Gian Carlo Izzi, nella corsa benefica che si conclude davanti a quella splendida realizzazione che è l’Ospedale dei Bambini da lui impostato con l’attività di decenni. E penso soprattutto al ricordo di Daniele Ghillani, che ieri è stato ricordato per la sua avventura breve ma feconda, al servizio di chi aveva bisogno nel lontano Brasile.

Ma soprattutto, la vera Parmigianità l’ho trovata su un autobus nelle parole di una signora un po’ anziana. Insieme ad altre persone, parmigiane ed immigrate, erano letteralmente fuggite da un altro bus sul quale si era accesa una discussione che minacciava di degenerare (poi per fortuna è tornata la calma). E una volta “in salvo” sul bus dove anch’io mi trovavo, alle altre donne parmigiane e non che le stavano intorno la signora ha svelato la ricetta che dovrebbe essere di tutti: ” E’ così semplice evitare le discussioni: basta, quando si sbaglia, saper chiedere scusa”…

Ecco, ho pensato: la Parmigianità è sicuramente nel talento e nel lavoro di tanti personaggi che hanno fatto la Storia di questa città. Ma è anche e soprattutto nella semplicità e nella umiltà con cui la signora ricordava l’utilità e a volte la necessità di saper chiedere scusa. E forse è questa la vera Parmigianità, autocritica,  che stiamo smarrendo e che non siamo capaci di insegnare ai nostri figli e ai nuovi arrivati. E a noi stessi…

(Fine)

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