E’ l’ultimo posto di Parma nel quale avrei mai pensato di commuovermi. E invece bastano pochi secondi perchè accada.

Ponte Nord: il ponte dell’assurdo, degli sprechi, secondo molti anche della bruttezza. Ore 20… 

Il piano terra è semibuio, e gli spettatori sono invitati a camminare nel contenitore a molti sconosciuto. Luci e audio simulano la presenza dell’acqua che non c’è (e anche qui torna in mente la fulminante frecciata dell’allora direttore dell’Efsa al sindaco Ubaldi quando fu inaugurato l’altro maxi-ponte De Gasperi a sud: “Bello, adesso vi manca solo il fiume…”). Poi, dai fagotti umani coricati a terra, una voce che va subito al cuore intona le Laudi alla Vergine Maria.

La musica dei Pezzi sacri di Giuseppe Verdi incontra Dante Alighieri e quei versi immortali che mi rapirono al liceo per poi però riposare in un troppo lungo letargo negli anni del lavoro:  “Vergine madre, figlia del tuo Figlio,
Umile ed alta più che creatura…”.

Mentre fuori vedi le auto e i treni e gli altri simboli della periferia che inizia a inbruttire la città, dentro quel luogo “ostile” si crea una inattesa e fortissima emozione. Che poi (preceduta da un dialogo Dante-San Bernardo pieno di altre riflessioni) accompagnerà l’ascesa: letterale, nei due piani superiori del ponte, e metaforica come nella Commedia dantesca e nella musica verdiana.

La scena del secondo piano tiene ovviamente e intelligentemente conto dell’invasiva presenza di vetrate e travi d’acciaio e ai corpi illuminati a terra aggiunge ancora acqua, questa volta sotto forma di gocce che cadono lentamente dall’alto. E al terzo piano l’acqua diventa liquido di sacco amniotico, mentre il coro riprende la musica con una nuova e diversa emozione.

Quando si scende a piano terra, agli applausi verrebbe voglia di aggiungere un grande abbraccio collettivo. Per le emozioni, per la realizzazione e anche per la straordinaria idea di portare Verdi e Dante proprio lì, nel regno fin qui del vuoto o delle cene inutili. E a tutti vorresti dire che non è stata solo una bellissima serata di teatro (e di musica e di poesia), per di più impreziosita dal laboratorio sensibile che da anni Lenz porta avanti con risultati altissimi con la disabilità intellettiva. Ma è stata anche una bellissima lezione alla città: di come la Cultura, quella che il giorno dopo ti fa venire voglia di riprendere in mano i versi di Dante e di approfondire Verdi, possa concretamente trasformare in un Paradiso anche un Ponte senza senso.

Con un grazie particolare e di vero cuore a Maria Federica Maestri, Francesco Pititto e Gabriella Corsaro.