gorrini

Ho seguito con curiosità e con qualche domanda la cerimonia con cui Fidenza ha celebrato l’asso dell’aviazione Luigi Gorrini. In questi casi si confrontano sempre due esigenze, talvolta proprio contrapposte ma entrambe legittime: da una parte cercare di superare con una vera pacificazione le divisioni che 70 anni fa portarono l’Italia alla guerra civile; e dall’altra non confondere le due fazioni di quella guerra: una al servizio della dittatura fascista e l’altra per la libertà dell’Italia (pur con tanti episodi a loro volta condannabili, come proprio vicino a noi nell’emiliano “triangolo della morte”). 

Su Luigi Gorrini, però, alla fine non ci sono state polemiche. E la decisione di un comune governato dal centrosinistra (leggi le spiegazioni del sindaco Massari) è stata attuata con grande partecipazione collettiva.

Sarei forse rimasto con la mia curiosità, poichè le storie di guerra non mi hanno mai attirato troppo, se l’amico Carlo Migliavacca non mi avesse fatto pervenire la pubblicazione dedicata a Gorrini in occasione del suo centenario e del monumento in suo onore. Pagine che raccontano davvero un eccezionale asso dell’aeronautica, con una serie incredibile di combattimenti vinti anche in condizione di inferiorità, e raccontano anche come il suo patriottismo fosse genuino e non certo legato, pur nella scelta di restare nella RSI, alla condivisione di chi ci aveva portato in una guerra che “si sapeva ormai perduta”.

Ci sono i duelli sui nostri cieli per difendere dai bombardamenti alleati le città emiliane, compresa la sua Fidenza (anche se in realtà era nato ad Alseno), fino all’abbattimento sui cieli di Modena, dal quale riuscì a salvarsi quasi per miracolo.

Ma c’è soprattutto un episodio che da solo vale a proporci Gorrini come esempio al di là delle sue scelte “politiche”.  Siamo nei cieli sul Sahara e Gorrini ha colpito (ma come sempre senza mirare alla cabina del pilota) un aereo inglese. Segue il pilota britannico che si getta col paracadute e lo vede atterrare: sano e salvo, ma in pieno deserto e molto lontano dalle città. Allora Gorrini torna indietro e scende in picchiata verso l’aereo abbattuto. Il pilota inglese pensa che l’italiano lo voglia finire, e si mette a correre per cercare riparo vicino al proprio velivolo: ma Gigi Gorrini ha preso in mano la sua borraccia con acqua e anice (e un goccio di gin) e gliela lancia dal finestrino laterale. Il giovane pilota inglese, quasi incredulo, gli fa segni di ringraziamento, cui il pilota italiano risponde agitando le ali mentre riparte verso la base. Può tornare con animo sereno, perchè ha fatto il suo dovere di pilota ma non ha deciso della vita di un giovane come lui.  Perchè anche in guerra si può cercare di non uccidere la propria umanità.