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Ho troppi capelli bianchi per non avvertire un senso di orticaria ogni volta che vedo abbinate, non in un libro di storia, le parole “Parma capitale”. Della lirica, del cibo, delle belle donne, dello sport, dell’eleganza, delle biciclette…: i miei scatoloni trasudano ritagli d’archivio che propongono le più svariate e aggiornate versioni della antica capitale di Ducato (appunto: di Ducato, non dell’Italia intera…).  E da qualche parte della città dovremmo forse installare un “monumento” che riproduca in piccolo la calatraviana Stazione mediopadana che è sorta a Reggio Emilia mentre noi, sicuri di essere anche Capitale degli snodi aereo-stradali-ferroviari fra la Padania e l’Europa ci dividevamo sulla sede della stazione che non c’era, ci gongolavamo all’idea di un aeroporto tutto parmigiano (di cui da anni conosciamo le incerte prospettive) e immaginavamo viaggi europei partendo da una bretella autostradale che oggi rischia invece di nascere a Pontetaro per finire a Trecasali… 

Poi, sarà stata la bellezza illuminata – pur se spoglia e fredda- della Crociera dell’Ospedale vecchio, saranno state le parole appassionate dell’assessore Guerra (quante aspettative su di lui!) e degli altri testimonial, sarà stato il pragmatismo di Giacomo Rizzolatti che ha giustamente ricordato che cultura è anche scientifica…ma questa volta il progetto ci sta. “Parma capitale della Cultura” è solo una candidatura, non dimentichiamolo: ed è giusto dire che se si compete si compete per vincere, ma lo è anche ricordare che – senza scomodare De Coubertin – l’importante è partecipare, se questo per la città significa crescere.

Che a Parma ci siano tutti gli ingredienti per una capitale per un anno è fuori dubbio. La bellezza e l’eredità della nostra Storia ci dicono che abbiamo sicuramente il physique du rôle: come ce l’hanno però – sia chiaro – anche tante altre città di questa trascurata ma splendida Italia. Abbiamo anche le idee e la forza per arrivare primi al traguardo? Forse sì.

Sì se quella di ieri all’Ospedale Vecchio non sarà l’ennesima parata di una città che si riunisce nelle foto ricordo e poi si sgambetta o si disistima l’un con l’altro. Sì se non penseremo, come appunto per la Mediopadana, che le cose debbano caderci ancora addosso per diritto divino o per sorte, come le tante Bellezze che abbiamo ereditato dai secoli, dall’Antelami a Toscanini e oltre. Sì se condiremo quella candidatura, oltre che con progetti intelligenti e concreti, con tanta tanta tanta umiltà: allora sì che saremo veramente degni di essere, per 12 mesi, una “capitale”.