scala dal museo parma mia foto

E’ trascorso un anno, anche se nel frattempo pare sia passato un secolo: la squadra è arrivata in serie B ed ora si gusta un primato che profuma di sogno, mentre la società ha addirittura aperto un impensabile capitolo scritto in cinese.

Non tornerò su quella scelta: quello che pensavo lo scrissi allora. E naturalmente non si può negare che dopo quella clamorosa decisione (la stessa che tanti “esperti” tifosi parmigiani reclamavano sui social poche settimane fa nei confronti di D’Aversa…) il risultato sportivo ci sia comunque stato, così come i conti stanno tornando nel campionato in corso.

Controprove non ne potremo avere, quindi lascio da parte il discorso strettamente tecnico. Quello che voglio ricordare è che, un anno dopo, Parma sportiva (non parlo specificamente della società: parlo di tutti noi appassionati del calcio) ha un debito da onorare.

Non so quando e non so come. Ma una storia d’amore calcistico e di emozioni come quella che la nostra città ha vissuto grazie a Nevio Scala, Luigi Apolloni e Lorenzo Minotti (senza dimenticare Galassi) non può finire come è finita. Si può litigare, ci si può sentire offesi, si può sbagliare (e di solito a sbagliare si è sempre in due): ma poi, come proprio lo Sport ci insegna, ci deve essere ancora un momento per stringersi la mano. E anzi abbracciarsi: perchè a quei nomi è legata non solo la storia dell’indimenticabile Parma di Wembley e degli altri trionfi, ma anche – non dimentichiamolo mai – quella intuizione “biologica” che ha trasformato in una ripartenza quello che stavamo vivendo come un dramma sportivo.

E quando ho sentito via radio del gol di Baraye, ho pensato che anche nello splendido Parma di oggi c’è ancora qualcosa di non irrilevante che fu pensato in quei giorni. Ripeto: non so quando e non so come, nè so oggi lo stato d’animo di quelle persone che considero amici. Ma un anno dopo, spero proprio che  in qualche modo si possa riprendere un dialogo, e che prima o poi (al Tardini? in Comune? in un convegno?…) ci sia l’occasione per rendere a Nevio, Gigi, Lorenzo e Andrea quel saluto, quell’applauso e quel grazie che dobbiamo a ciascuno di loro.