panchina rossa fidenza

Quando piove su una cerimonia all’aperto, tanto più se nel freddo di fine novembre, di solito non si vede l’ora che finisca per trovare riparo. Sabato a Fidenza no: eravamo lì in tanti intorno ad una panchina rossa, e quella pioggia sembrava simboleggiare le tante, troppe lacrime per le donne uccise, violate, non rispettate… 

Ne parlo a distanza di qualche giorno, perchè se è sempre apprezzabile la serie degli appuntamenti con cui si sottolinea la data del 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il rischio è che tutto si accumuli in quelle ore, per poi ridare fiato ad una realtà completamente diversa e che magari riemergerà nella crudezza delle cifre del 25 novembre seguente.

Ma proprio a Fidenza ho pensato che la strada per cambiare ora è lì, davanti a noi. E sono in tanti (e non solo in tante, finalmente) a volerla imboccare. C’è da combattere una cultura dura a morire, c’è da mettersi a combattere anche con noi stessi: noi uomini, intendo, perchè la cultura della sottomissione femminile la respiriamo, contribuiamo a crearla e alla fin fine almeno inconsciamente la desideriamo.

Ecco: a Fidenza, nella solennità del Municipio, si è parlato di servizi alla persona, di attenzione sul territorio (e anche qui l’impressione è che si stia marciando spediti), ma anche del “welfare” che dobbiamo creare dentro di noi, perchè ci sono solo due parole che giustifichino l’aggettivo “mia” davanti a una donna: l’Amore e il Rispetto. E quella panchina rossa (qui nella foto postata su facebook da Chiara Viggiani)  è ora lì a ricordacelo ogni giorno: sotto il sole e la pioggia.