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La memoria è ancora abbastanza buona per ricordarle, quelle due settimane di fuoco del maggio 2012.  La redazione web della Gazzetta sembrava sotto una tempesta mediatica, da parte di lettori che – sovrastando di gran lunga i tifosi dell’avversario – sostenevano con grande mobilitazione la candidatura di Federico Pizzarotti sorprendentemente approdata al ballottaggio dell’elezione a sindaco. Quella indiscutibile ventata di entusiasmo e voglia di pulizia (cosa che ho sempre riconosciuto agli allora M5s parmigiani e nazionali) spazzava via tutto e di più: a partire dal Bernazzoli che si rifiutava di accettare che l’inceneritore in costruzione potesse essere fermato, smontato e rivenduto in Olanda o in Cina…Per non parlare di noi gazzettieri asserviti ai poteri forti, e qualche spruzzata di “fake news” esisteva già allora:  

ad esempio c’era chi scriveva che l’editoriale di Giuliano Molossi a favore di Bernazzoli (ovviamente opinabile e criticabile come ogni articolo di ogni quotidiano) era fuorilegge perchè non aveva rispettato la pausa del silenzio pre-elettorale. Che invece vale per i candidati e per le tv, ma non certamente per l’articolo di un quotidiano.

La memoria è ancora abbastanza buona per farmi sorridere, quando vedo commenti scandalizzati dalle parti di Piazza Garibaldi  per il proliferare sul web parmigiano di pagine o commentatori anonimi. Che è esattamente quello che accadeva in quei giorni dalle loro parti. E anche senza essere la Polizia postale, l’impressione che la stessa tastiera partorisse commenti analoghi con nomi diversi era più che fondata.  Anche oggi, del resto, il mio più solerte commentatore, con sperticati elogi sulla giunta di Parma,  è un misterioso “Filippo Farnese” che però dubito appartenga davvero alla famiglia degli storici duchi di Parma…

Allora va benissimo porsi il problema del web anonimo. Ma non si può certo sottacerne che l’origine, o quanto meno lo sviluppo nel dibattito politico cittadino, risale proprio a quei giorni e a quel movimento. Anzi, proprio la reazione del popolo del web veniva descritta come il nuovo fronte dell’informazione rispetto alla nostra, ovviamente e solo “asservita” ai poteri forti…  E allora non c’è da stupirsi che quell’esempio abbia ora contagiato altre aree di pensiero.

La verità è che, al di là del web anonimo, un dibattito serio e concreto sui problemi della città stenta a decollare. Per colpa di tutti, sia chiaro: noi giornalisti, gli intellettuali che sono un po’ spariti, i cittadini che neppure si prendono la briga del voto, e ovviamente gli stessi politici, già troppo spesso tornati alle contrapposizioni da Consiglio comunale.

Nel giro di pochi giorni, lo scrittore Guido Conti che si lamentava della misteriosa costruzione sbucata fra via Romagnosi e Lungoparma è stato liquidato come rappresentante della “moda degli opinionisti”; e un gestore esperto come Franco Bassi, che criticava la spesa per Fedez, si è preso del disinformato. E non vi faccio perdere molto altro tempo per  registrare che quando un vecchio blogger si preoccupa di un post che chiede conto delle spese della macchina comunale (di una pagina anonima: la stessa che prese in castagna il vicesindaco per dei like fuori luogo su pagine facebook “hot”) o di un bagno vietato in una fontana pubblica, la sentenza dal Municipio è che è evidente che “non c’è imparzialità”. (Strano: in 40 anni qualche politico di destra o sinistra l’ho intervistato e hanno tutti riconosciuto innanzitutto proprio una grande correttezza…).

Allora, al di là di personalismi o sottigliezze,  il punto da risolvere è soprattutto uno.  Chi ha vinto le elezioni ha il mandato per governare, ed è giusto che lo faccia con tutto il  nostro rispetto ed anche con la nostra gratitudine. Ma quel mandato, non dimentichiamolo mai, è stato firmato nei fatti solo dal 26% dei parmigiani che avevano diritto di voto. Quindi, che si tratti di aeroporto o dei presunti 250mila euro per Fedez o di nuove costruzioni davanti alla vista dell’Oltretorrente o del nuovo volto di Piazza della Pace, il dibattito fra i parmigiani non solo non deve essere visto come un fastidio, ma semmai come un aiuto per chi deve poi operare – legittimamente e seguendo le proprie idee – le scelte finali. Perchè di errori e scelleratezze, in questa città, ne abbiamo già visti (e consentiti, aggiungo autocriticamente) fin troppi: e quindi è bene che su ogni scelta ci si confronti. Con tanta tanta umiltà da parte di tutti…

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