Sant'Ilario premio medaglie

Ha tecnicamente ragione chi dice che è sbagliato pensare per il premio Sant’Ilario al kebabbaro Said, aggredito nei giorni scorsi in Oltretorrente. E’ sbagliato rispetto alle finalità del premio (che dovrebbe legarsi ad una vita di eccellenza che in qualche modo ha giocato alla città) ed è anche una di quelle reazioni esagerate che a volte seguono fatti di cronaca che ci colpiscono. Tutto vero: eppure 

è bello vedere che la proposta della pagina facebook “Parma non lo sa”, che ha il difetto di essere anonima ma che spesso fornisce stimoli di riflessione a tutti, abbia avuto oltre 104mila visualizzazioni e tante condivisioni, o commenti positivi. Anch’io ho condiviso, pur sapendo appunto che l’idea non è probabilmente realizzabile: però è già interessante porre la questione, ed è interessante anche vedere i “dribbling” dei tanti parmigiani che si trovano più a loro agio quando l’extracomunitario di turno è soggetto negativo delle notizie di cronaca nera e questo può dare fiato a quei sentimenti xenofobi che sottopelle caratterizzano tanti concittadini. Del resto, ancora adesso e nonostante sentenze anche definitive mi capita di leggere commenti sul caso Bonsu che riescono ad arrampicarsi su mille specchi per insinuare che però quel ragazzo nero non l’ha raccontata giusta…

Quindi, probabilmente e anche giustamente, niente premio Sant’Ilario a Said. Però sarebbe bello se si trovasse il modo per farlo intervenire alla cerimonia: anche solo per una stretta di mano col sindaco all’inizio del suo discorso. Perchè se è vero che il premio Sant’Ilario ha un’altra funzione, nulla vieta che valga oggi anche come messaggio – al di là di medaglie e attestati – per una nuova Parma che dobbiamo tutti insieme costruire. E a quanto pare Said (per il suo inserimento ma anche per le belle parole che ha avuto dopo l’aggressione) è un positivo esempio da additare e da contrapporre a chi invece arriva qui da fuori e sceglie strade illecite.

Ma una volta chiarito il caso Said, quali nomi indicare alla Parma 2018? Una Parma divisa (vedi appunto il dibattito sui social sull’aggressione di piazzale Santa Croce), menefreghista (il non-voto di un parmigiano su due a giugno), senza grandi ideali…

Il primo nome che viene in mente è quello di Paola Pellinghelli. La mamma di Tommy, oltre alla grandissima lezione di dignità che ci offre da quei giorni orribili, continua a trasformare quella grande tragedia in occasioni di vita e di solidarietà: lo ha fatto trasformando in un’area di colori proprio il Traglione maledetto e anche con il parco di San Prospero che nasce dalla corsa benefica che nel nome di Tommy si svolge ogni anno. E Paola (che ha poi perso anche il marito) sarebbe ovviamente anche il simbolo di tutte le mamme che hanno saputo affrontare tragedie analoghe, e che mi onoro di conoscere con grande ammirazione. Il Sant’Ilario sarebbe anche un indiretto messaggio a chi ha la discrezionalità di decidere su carcerazione e permessi per le belve (mai pentite) di allora.

Altri nomi? Per la solidarietà sarebbe bello premiare Antonio Franceschetti, e con lui la lunga storia Don Gnocchi/Polisportiva Gioco: quelli che, per citare una frase del suo libro, giocano a basket in carrozzina e “corrono più di quelli che hanno le gambe”.

Oppure “Ratman” Leo Ortolani, nell’anno che ha posto fine alla straordinaria saga di questo fumetto. E Claudio Benassi, che con la stessa passione di allora mantiene in vita la splendida stagione dei Corvi “ragazzi di strada”. E il Lenz, che oltre ad una decennale attività nel segno della cultura e dell’inclusione sociale quest’anno ha ideato la ciliegina di uno splendido spettacolo nel luogo più assurdo di Parma: il ponte Nord.

Ovviamente sono solo nomi buttati lì. Così come nei prossimi giorni proveremo a ricordare una bella idea mai realizzata: il Senato dei premi Sant’Ilario, un cenacolo di intelligenze ed eccellenze di cui forse avremmo tutti un po’ bisogno…

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