parma fondazione unesco

Qualcosa di nuovo c’è davvero. E anche di concreto: perfino facendo la tara all’autoreferenzialità dei politici e alla presunzione di tutti noi parmigiani, le parole di ieri al Palazzo del Governatore del sindaco di Alba capitale del tartufo, Maurizio Merelli,  non lasciano dubbi. Parma si è messa a correre con intelligenza sulla strada della promozione di sè stessa nella triade Cibo-Turismo-Cultura. E forse per la prima volta (qui le parole condivisibili sono quelle del sindaco Pizzarotti) l’ambizione di sfruttare e rafforzare il marchio Parma in Italia e anche all’estero non esclude le possibilità di lavorare davvero insieme ad altri: non solo con Alba che è lontana e con cui può essere paradossalmente più facile, ma anche con i campanili vicini e “lontani” come Reggio o Piacenza.

Non è stata quindi una passerella o una semplice celebrazione (merito anche del mio collega Luca Pelagatti che ha condotto il dibattito in modo ritmato ed asciutto).  Le varie componenti parmigiane di questo settore mi sono sembrate concretamente unite e senza (almeno qui) le parrocchiette, le invidie, le diffidenze. E qualche risultato concreto (dallo stesso riconoscimento Unesco alla presenza Michelin) è arrivato a gratificare questo sforzo comune.

Ora si tratta di andare avanti, stando attenti a mantenere alte l’asticella del buon gusto e della qualità delle iniziative. Purchè…

…purchè al racconto oltreconfine delle nostre qualità non corrisponda il non vedere in casa le nostre magagne: dai pusher che si sono riappropriati della zona Pilotta a dispetto di proclami contrari al degrado del complesso San Paolo dove il Correggio ha lasciato uno dei suoi tesori. Fare squadra significa anche accettare le critiche: eventualmente per confutarle, ma ricordando che Parma non la amano solo i protagonisti della cerimonia di ieri… E purchè davvero ci si rapporti con le province vicine (penso al tema delle Infrastrutture cielo-strada-ferrovia) non con un atteggiamento di superiorità ma con una vera e concreta voglia di collaborare nell’interesse di tutti.unesco 161217