via cavour

Sono saliti in via Repubblica all’altezza di San Sepolcro e fortunatamente la loro fermata era il vicinissimo Barilla Center. Solo 2-3 minuti, quindi: il tempo sufficiente per una colonna sonora a fondo bus fatta di urla, poi una elencazione delle misure dei rispettivi peni (Freud avrebbe probabilmente qualcosa da dire a ognuno di loro…) e infine, mentre il filobus ripartiva più alleggerito, un paio di sputi al volo contro la fiancata del mezzo…

Nessun episodio di violenza (ma già quello che ho descritto violento lo è), e ti chiedi che cosa accadrebbe nel caso, magari con il dubbio che qualcuno di loro non vada in giro solo a mani nude.

Qualche tempo fa, in un convegno pubblico, il prefetto mi aveva scherzosamente tirato le orecchie, dicendo che la stampa parla troppo facilmente di “baby gang”. Ora io non so quando scatta tecnicamente questo termine, ma so che chi si muove spesso in città (e appunto frequenta anche i mezzi pubblici) sta vedendo giorno dopo giorno un modificarsi della convivenza generale, nella quale i giovani hanno un ruolo importante e spesso, purtroppo, non positivo. Che ovviamente non significa etichettare una categoria non etichettabile per definizione, e nella quale ci sono mille impeti positivi: ma parlare oggi di rari casi isolati sarebbe davvero un eufemismo.

Se guardo i miei archivi, gli episodi che definiamo (fosse anche un termine impreciso) come imprese di “baby gang” stanno lievitando decisamente, negli ultimi anni. E soprattutto in centro (oggi la Gazzetta riporta la notizia di una aggressione omofoba in via Cavour) la presenza di gruppi decisamente oltre le righe è evidente e frequente.

Qualcuno con buona memoria obietterà che stiamo parlando di fenomeni sempre esistititi. Verissimo: ma quella buona memoria dovrebbe servire allora a ricordarci che dalla “banda di via Isola” e dalle rivalità dei “gruppi di quartiere” nacquero due omicidi che sconvolsero la città (1979 e 1983). E 35 anni dopo la tragedia del Federale, forse dovremmo tornare ad interrogarci meglio su quello che un tempo si definiva “disagio giovanile” e che oggi  sembra tornare attualissimo, nello spaziare fra temi che vanno dal sesso alla droga appunto alla convivenza civile. Prima che lo si debba fare per qualche fatto di cronaca…

Non che non ci siano iniziative, dedicate agli under 20: la più intelligente resta il Meeting dell’Ausl, ottimo esempio di come i ragazzi si possono coinvolgere senza sovrastarli, cui si è affiancato negli ultimi anni il BandiniLab di Forum solidarietà. E un ruolo importante lo hanno certamente i Centri giovanili del Comune, alcuni dei quali particolarmente attivi ed efficaci come al Montanara. Ma forse è venuto il momento di qualcosa di più: come negli anni ’80 seppero fare amministratori di diverso colore (cito ad esempio Ulisse Adorni e Mario Tommasini) o un eccezionale sacerdote come don Pino Setti.

Perchè da una parte è vero che se vogliamo rendere la nostra città attrattiva dobbiamo valorizzarne e magnificarne le bellezze, ma è altrettanto vero che poi soprattutto fra noi non dobbiamo nè nascondere nè sminuire i problemi. Ed è masochistico che la politica, anche locale, abbia negli anni delegato il tema sicurezza alla destra, privandolo così proprio di quell’aspetto di interventi sociali che ricordavo citando Adorni e Tommasini.

Ovviamente dobbiamo però aver ben presente una cosa: se vogliamo tornare a parlare di “disagio giovanile”, dobbiamo prima di tutto chiederci quanto questo disagio nasca anche dai nostri esempi. Basta seguire ogni giorno i toni di 2 o 3 discussioni su facebook per capire che il disagio e la necessità di tornare a una convivenza più civile non sono certo solo under 20…