bartali

La sua fuga più bella l’ha tenuta nascosta per tutta la vita. E solo ora, per il grande pubblico, affiora pian piano tra le pieghe di una carriera di trionfi (Giri d’Italia e Tour de France) e di anni e anni nel mondo del ciclismo anche una volta sceso dalla bicicletta, ma senza mai lasciarsi sfuggire una parola sulla sua impresa più importante. Gino Bartali è stato

riconosciuto “Giusto tra le nazioni”, che è l’appellativo che viene riconosciuto a chi ha salvato anche un solo ebreo dall’Olocausto. Bartali ne ha salvati circa 800.  Con “Quel naso triste come una salita, quegli occhi allegri da italiano in gita” che lo hanno descritto nella splendida canzone di Paolo Conte, fra il 1943 ed il 1944  Gino Bartali ha rischiato quasi ogni giorno la fucilazione, per trasportare da un luogo all’altro (celandoli nella canna della bicicletta o sotto il sellino) documenti falsi che potessero aiutare persone ebree a salvare la vita.  E quando incappava in un posto di blocco, se le domande sul ciclismo rischiavano di lasciare posto ad altri interrogativi più insidiosi allora Gino pregava di lasciarlo andare perchè “sono sudato e mi si freddano i muscoli”.

Una impresa straordinaria, una storia che commuove ed inorgoglisce. E una ammirazione che si accresce nel vedere come Bartali non abbia voluto far cenno per decenni a quella sua attività generosa e rischiosa. Solo un pezzetto alla volta, e a fatica, con il figlio primogenito Andrea quella storia venne fuori. E per Bartali arrivò il riconoscimento di Giusto.

Ora è soprattutto la nipote Gioia Bartali, figlia di Andrea, a portare in giro questo meraviglioso racconto. Che nei giorni scorsi ha commosso il folto pubblico intervenuto a Palazzo del Governatore (dove oltre a Gioia c’erano la direttrice dell’associazione Gariwo Ulianova Radice e il nostro campione Vittorio Adorni) e poi gli studenti del Giordani. Una storia che meriterebbe di essere sui libri di Storia per i nostri giovani, perchè è uno degli esempi più istruttivi e luminosi – specie in tempi bui come questi – che la nostra Italia possa offrire.