Ci sono state due notizie importanti, in questo fine settimana: una bellissima sulla Cultura, una brutta sul tema sicurezza. Metterle insieme suonerebbe male, come a voler sminuire quello che è stato il fatto del giorno: ovvero la nomina di Parma a Capitale della cultura 2020. Allora oggi parliamo solo di quello, segnandoci però un promemoria per lunedì sull’altra notizia (l’aggressione vigliacca a Pepèn che segna un simbolo del dilagare del problema giovanile).  Onestà intellettuale vuole che al sindaco e alla giunta,

ovviamente con in testa l’assessore Michele Guerra che ha gestito il dossier Cultura come primo incarico, si renda merito di un’azione politica stavolta davvero impeccabile, come anche gli avversari dovrebbero riconoscere (e in effetti larga parte dell’opposizione lo ha fatto). E politicamente è giusto partire da qui: il sindaco “che ha fatto l’Ipsia”, spesso sottovalutato e deriso da chi poi non è riuscito a scalzarlo, ha incassato in una settimana due grandi riconoscimenti: è diventato coordinatore di Italia in Comune (il “partito dei sindaci”) e ha appunto portato a casa la nomina a capitale culturale 2020.  Come ripeto da sempre (e pur senza mai avergli fatto sconti quando altre cose non mi piacevano),  Federico Pizzarotti è un politico particolare, dotato di un’efficacissima comunicazione, nella quale anche gli inciampi rendono le sue parole più immediate, e di un innato istinto che dopo 6 anni di governo cittadino si è certamente affinato. Infine non manca di ambizioni, che di per sè sono una adrenalina positiva purchè nei prossimi 4 anni sappia concentrarsi sull’essere sindaco di Parma senza che Italia in Comune sia la versione aggiornata dell’eterno e sfiancante dibattito della legislatura precedente, che per 4 anni è stata contraddistinta più dai litigi di Grillo che dai temi cittadini (poi però abilmente recuperati negli ultimi 12 mesi quando più contavano).

Unita alla “etichetta” Unesco, quella di ieri è la seconda importante medaglia che alla Parma di Pizzarotti è stata appuntata. Non accorgersene e non apprezzarlo sarebbe stupido e ingeneroso: quindi complimenti a Federico Pizzarotti, con la consueta raccomandazione (utile a tutti i sindaci al secondo mandato) a mantenere però i piedi ben saldi a terra perchè tutti noi parmigiani siamo facili a gonfiare il petto e la presunzione, e lui (esattamente come tutti noi) non è da meno. Ma intanto complimenti e buon lavoro. Buon lavoro anche nel dare seguito all’intelligente dialogo che si è avviato – finalmente – con i vicini di Piacenza e di Reggio. Fra le tre ha forse vinto davvero la migliore, ma anche la più incline a salire sul piedistallo: non farlo nonostante la nomina a capitale, sarà per Parma un concretissimo banco di prova. E buon lavoro anche nel continuare a mantenere uniti i vari orticelli cittadini, che in questo caso sembra si siano uniti per davvero (e non capita spesso, e purtroppo di solito non dura a lungo…).

Il secondo rilievo riguarda il gruppo che governa la città. Ho sottolineato che la coesione personale fra gli ex M5s di Parma (che hanno perso per strada solo due consiglieri anche di fronte allo tsunami-divorzio da Grillo) sia stato alle elezioni uno dei punti di forza di Effetto Parma, specie se confrontato alle coltellate alle spalle in casa del centrosinistra. Il secondo capitolo di questa avventura era però meno scontato: l’arrivo di una personalità forte come Guerra, la promozione a vicesindaco di Bosi con conseguente ridimensionamento della Paci e gli altri nuovi arrivi in giunta, il cambio Vagnozzi-Tassi Carboni alla presidenza del Consiglio comunale potevano essere fonte di squilibri con il rischio di rompere il giocattolo. Per ora non è stato così (o se ci sono stati problemi sono stati ben celati, che però sarebbe il segno di un partito politicamente più maturo di altri più navigati).

E infine non si possono non spendere due parole su Michele Guerra. Ha decisamente elevato il tasso culturale di una giunta che lì era oggettivamente debole, e ci ha messo anche la sua personale gentilezza e disponibilità che smussa qualche spigolo di altri, eredità forse della fase dei “vaffa” che precedette la vittoria del 2012.  Su di lui ci sono tante aspettative per il settore culturale e il rischio è che cercasse di dire sì a tutti. La prima prova, però, l’ha superata alla grande, ma ora si tratta di concretizzare le cose progettate. E allo stesso tempo, però, non gli si può non ricordare che è fin qui rimasta in ombra proprio quell’altra delega (i giovani) che riguarda un mondo pieno di iniziative positive ma anche di campanelli d’allarme preoccupanti come l’assalto a Pepèn. E appunto di questo, che è una delle altre facce della Parma che oggi giustamente fa festa, riparleremo da lunedì.