parma capitale cultura piccola Riassunto della prima puntata – 1) La nomina di Parma capitale della cultura 2020 è un fatto concreto, positivo e importante: chi non parte da qui non è in buona fede. 2) Onestà intellettuale impone anche di sottolinearne il significato politico, dando atto al sindaco Pizzarotti di un ottimo lavoro verso l’esterno: prima la città creativa Unesco della gastronomia, ora questo riconoscimento ed anche il nuovo rapporto con le vicine Piacenza e Reggio, a dispetto di qualche titolo campanilistico sui giornali d’OltrEnza. 3) Ai Pizzarottiani va riconosciuta anche l’intelligenza di aver saputo correggere uno dei principali limiti della prima esperienza di governo (appunto la cultura), colmandolo con un acquisto come Michele Guerra che in pochi mesi si è conquistato approvazioni bipartisan.  Tutto questolo abbiamo scritto ieri e lo ripetiamo volentieri.

Ma in realtà il dopo-Capitale ha già diviso i parmigiani, secondo le “migliori” tradizioni di quest’epoca social. Su facebook si sono subito fronteggiati i tifosi pro e contro, ma anche il racconto della stampa ha avuto toni ben diversi.

Ad accendere le polveri è stato soprattutto Camillo Langone che sul Giornale ha sentenziato: “Parma capitale? Dell’ignoranza e del degrado”. Articolo che contiene anche annotazioni vere, ma dai toni eccessivamente livorosi per essere scritto a poche ore da quel riconoscimento (questo il link al Giornale, che del resto ha dimenticato da tempo toni e spessore dell’epoca di Indro Montanelli ma anche dei nostri Giorgio Torelli ed Egisto Corradi…). Con immediato controcanto su facebook: cito per tutti la consigliera Nadia Buetto (“Io proprio non vi capisco, davvero per screditare un risultato siete disposti a denigrare la vostra città, a denigrare voi stessi? No, non vi capisco. Che noia!”).

Queste voci in negativo sono arrivate anche nello speciale di Radiouno cui partecipava anche il direttore della Gazzetta di Parma, Michele Brambilla, che ha sottolineato stupito – nel suo editoriale della domenica – questa “capacità” molto parmigiana di “Riuscire a lamentarsi anche quando si vince”. Un editoriale che ha trovato d’accordo anche il sindaco Pizzarotti, che pure nei mesi scorsi aveva trattato la Gazzetta come un organo di stampa disfattista, accusandolo di enfatizzare certe notizie per arginare la “crisi di vendite” (leggi qui). Tutti dovrebbero essere felici e contenti, insomma…?

Ecco, non proprio. Se in tutte queste righe siamo riusciti a spiegare e ribadire tutto quello che c’è di positivo e meritorio nel verdetto di venerdì, e se vogliamo anche concordare sul fatto che non si può far prevalere le negatività e le critiche perfino in una circostanza bella come questa, non per questo dobbiamo adesso raccontarci una città paradiso, che non è mai esistita in passato ma che neppure esiste oggi.

Nelle stesse ore di “Parma capitale”, la vetrina frantumata a Pepèn a pochi metri dal Comune (da dove magari qualcuno poteva farsi vivo senza attendere lo sfogo dei titolari…) ci ha ricordato l’altra faccia della “capitale”. Quella in cui le baby-gang dilagano (io continuo a chiamarle così, perchè a forza di ridurle a ragazzini indisciplinati siamo arrivati alle aggressioni ai carabinieri…) e quella in cui fette di città stanno qua e là sfuggendo al controllo (e sono sempre di più: il parcheggio della stazione, teoricamente uno dei biglietti da visita di Parma, ne è un esempio).

Allora, godiamoci il trionfo e lo goda e lo rivendichi soprattutto chi ne è stato il primo artefice, quindi sindaco & governanti della città. Ma non cadiamo nell’errore di usare “Parma capitale” per nascondere questi problemi, perchè sarebbe altrettanto miope e sbagliato delle critiche sempre e comunque.

Parma è sempre bellissima, ha una Storia che ci ha regalato tanti tesori ed ha anche tante potenzialità. Ed ora ha anche questa opportunità del 2020. Ma come tutte le città italiane ha anche contraddizioni ed effettive criticità: chi ne parla in malafede non merita grande attenzione, ma chi le ricorda a fonte dei trionfalismi eccessivi non ama certo Parma meno di altri. E quindi, nei prossimi giorni riparleremo di sicurezza e di giovani, nella speranza che anche su questi fronti Parma inizi a muoversi con la stessa efficacia che l’hanno portata ad essere capitale della Cultura. (segue…)

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