scheda

La prima volta, per pochi giorni. La forza dei 18 anni appena compiuti e l’emozione del voto. 1976: era ancora l’Italia di Berlinguer, e di avversari politici capaci di scontrarsi fieramente ma anche di rispettarsi (otto anni dopo, uno dei primi ad accorrere ad omaggiare il suo feretro sarebbe stato il missino Almirante…). Erano le elezioni del possibile sorpasso, cui si oppose il montanelliano “Turatevi il naso ma votate DC”, che alla fine ebbe un peso quasi paragonabile agli slogan di Guareschi del ’48.  Oggi il voto sembra quasi un peso, un fastidio. 

L’illusione che potesse cambiare il mondo, o anche solo il nostro Paese, è in effetti lontanissima. E molto meno naturale è anche la scelta, nella mediocrità della campagna elettorale e dei suoi interpreti e con la difficile interpretazione di  un meccanismo elettorale fra i più complicati e infelici della pur lunga storia dei nostri astrusi sistemi di voto.

Ne sento tanti che con sicurezza sentenziano che loro al voto non ci saranno: del resto non sarebbe una sorpresa, dopo il deprimente 48% di astensioni parmigiane alle recenti Comunali. E altrettanti che si recheranno al seggio ma solo per annullare la scheda o per riconsegnarla in bianco.

No, anche se non so ancora bene dove traccerò le mie croci so che a votare ci andrò sicuramente. Con molte meno illusioni del 18enne di allora, ma anche con la certezza che votare e scegliere liberamente fra le più disparate ideologie (e non è vero che sinistra e destra non esistono o non contano più) è un dono preziosissimo. E’ una libertà nata dal sacrificio di tante vite e che in tante parti del mondo oggi viene ancora invidiata. No: si può essere delusi o disgustati da questa politica, che peraltro rispecchia ciò che siamo noi, ma non si può disertare e rinunciare a farsi sentire. Il voto è sacro anche quando può sembrare “inutile”, perchè continuo a non conoscere modalità migliori per determinare il governo di una città o di una nazione. E sprecare questo dono è come quando si butta del cibo: un delitto, in un’epoca in cui il cibo manca ancora a tantissimi.

Poi, magari, lunedì 5 ci sarà ancora di che deprimersi sull’Italia e su noi italiani. Ma domenica sarà ancora (quasi) come 42 anni fa, con la speranza che anche quella piccola scheda cambi un pezzo di mondo. Un piccolo gesto che dobbiamo a chi, per farci ri-avere quella scheda, è arrivato a scarificare se stesso.