Cattura

Tg Parma: Il voto nel Parmense: la Lega si prende montagna e Bassa ovest

(g.b.) – Oggi il volto della sconfitta è inevitabilmente quello di Renzi, ma l’ultimo capitolo della storia è iniziato a Parma nel 2012. E lì, a comiziare sotto i Portici del Grano a pochi metri dal Municipio che si pensava ormai riconquistato, c’era Pier Luigi Bersani, che un anno dopo si sarebbe dedicato con lo stesso insuccesso a “smacchiare il giaguaro” Berlusconi… 

E’ in quel biennio che il Pd si è giocato, a Parma come a Roma, l’ultima occasione di svoltare a sinistra. E la successiva fiammata di Renzi alle Europee 2014 si è rivelata ora una semplice e illusoria fiammata.

Ma ovviamente qui a noi interessa soprattutto Parma. Oggi la Gazzetta pubblica una bella inchiesta in due pagine: ed è interessante soprattutto il contributo di Fiorenzo Sicuri, ex assessore e storico, che individua nella sconfitta del 1998 la fine anticipata del Novecento e la conseguente fine del mito delle roccaforti rosse.

In effetti, da quell’anno con lo strappo Lavagetto-Tommasini anche il Pd di Parma ha forse fatto parlare più per i litigi che per le proposte. A parte le elezioni del 2002 senza storie dopo i primi travolgenti 5 anni di Ubaldi, ecco qui un elenco forse solo parziale: 2007 braccio di ferro con gli ex Margherita fino alla mal digerita candidatura di Alfredo Peri; 2012 la scelta di Bernazzoli  che Carla Mantelli accolse con un “non sarà facile convincere gli elettori a votarlo” e dopo le polemiche per il nome di Pagliari scartato secondo alcuni troppo frettolosamente; nel 2018 le polemiche col “civico” Scarpa e lo stesso Pagliari sempre tiepido (per usare un eufemismo) nell’appoggiarlo, dopo le divisive primarie con Costi…

Nel frattempo, il centrodestra travolto nella versione civica dalle inchieste giudiziarie sulla giunta Vignali ha saputo ricostruirsi un’immagine seguendo il vento leghista, mentre sulla scena irrompeva quel movimento Cinque stelle che si è espresso nella “eretica” versione Effetto Parma alle Comunali e come vero e proprio M5s alle politiche.

E il Pd? Fermo, immobile ad aspettare che la montagna parmigiana ritornasse a Maometto. Qualcosa si è mosso con le nuove segreterie, anche già solo nella ricerca di rapporti meno conflittuali. Ma l’opposizione in Consiglio deve ancora affrontare lo strappo (che occorrerà pur ricucire) con un Paolo Scarpa  dopo 9 mesi che non ha ancora ritrovato la convinzione pre-ballottaggio. E il partito di per sè non offre ancora l’idea di portare avanti un progetto organico su Parma: ci sono consiglieri comunali che si stanno impegnando, con serietà e pragmatismo. Ma sembrano più combattenti isolati che non i terminali di un partito.

Ma soprattutto, a Parma come a Roma il Pd sembra avere perso la capacità di ascoltare (gli altri: non se stesso) e di farsi portavoce della gente. Ne è emblema il tema sicurezza, che qualcuno crede ancora sia un’invenzione della Gazzetta o una esagerazione della Lega: e invece, insieme alla mancanza di lavoro, è il tema oggi più sentito. Da tutti: perchè per provare fastidio per i fatti di Firenze o per il market dello spaccio nelle strade non bisogna essere di destra. Anzi.

E così, anzichè il giaguaro si è finito per smacchiare il ducato.  E la provincia rossa è diventata giallo-verde. Senza che si vedano nuovi pittori rossi all’orizzonte…