“Città creativa per la Gastronomia Unesco”, “Capitale della Cultura 2020”, “Miglior Festival musicale al mondo”: in 27 mesi (numero verdiano a sua volta) Federico Pizzarotti ha arricchito la bacheca con uno scudetto italiano e due trofei internazionali. Un triplete che magari non farà storia come quello di Mourinho ma di cui non si può non tener conto nel valutare – che piaccia o no – gli anni del sindaco prima Cinquestelle e poi Effetto Parma.

Lo ripetiamo da tempo, e in particolare da quel settembre 2016 nel quale si era liberato dalla diatriba con Grillo e si era calato con più concentrazione e risultati nel ruolo di sindaco di Parma, che è quello per cui i parmigiani lo avevano eletto senza poi entusiasmarsi troppo alla telenovela con i vertici pentastellati: c’è sicuramente da discutere, a volte anche tanto su certe sue scelte, ma non si può dare una valutazione concreta di Pizzarotti e delle sue due giunte se non si tiene conto anche di questi risultati. Nessuno dei quali era scontato. E se la Capitale della cultura ha premiato un dossier messo insieme con profitto e con la collaborazione di tutta la città nel giro di alcuni mesi (dopo il primo insuccesso), il riconoscimento al Festival Verdi corona un lavoro che Pizzarotti e la giunta hanno avviato 6 anni fa tra molte difficoltà, diffidenze e polemiche (proprio al Regio si legò l’esposto di Pagliari che produsse l’avviso di garanzia che a sua volta fu il casus belli della rottura definitiva con Grillo&C.).

Insomma, è un dato di fatto che gli inesperti e un po’ presuntuosi del 2012 (quelli che volevano abolire Giocampus e i nonni vigili) un bel po’ di strada ne hanno fatta. La sottovalutazione del giugno 2017 è stata pagata con l’ennesima sconfitta da sinistra, da destra e dai civici vari. Oggi non si capisce ancora bene la geografia del Consiglio comunale: proprio questa settimana il Pd, diversamente dagli alleati (ex?) di centrosinistra, ha dato via libera al reddito comunale: ennesimo segnale di lacerazione in quello che fu lo schieramento anti-Pizzarotti 9 mesi fa ed ennesimo segnale, per alcuni commentatori, di quel matrimonio Effetto Parma/Pd che aleggia dall’anno scorso e che molti danno più o meno per scontato in vista delle importantissime Regionali 2019, dove dovrebbe essere in campo il nuovo soggetto politico “Italia in Comune” che in Pizzarotti ha uno dei due coordinatori.

In realtà, i successi di Pizzarotti dovrebbero essere la base su cui costruire una nuova fase parmigiana. Che: 1) parta da un rapporto diverso (che non significa rinunciare ai contrasti anche duri) fra maggioranza e opposizione. Il muro contro muro dei 5 anni precedenti non è servito nè alle opposizioni nè alla città; 2) E che però non dimentichi l’altra parte della città, ovvero quella dei problemi. Sicurezza, degrado, infiltrazioni, zone da salvaguardare o riqualificare, ospitalità (vedi lettera di ieri di un turista alla Gazzetta web) ecc. ecc. : le cose che non vanno sono ancora tante… Quei tre riconoscimenti devono anche e soprattutto ricordarci quanto potenziale abbiamo nell’immagine che di Parma hanno gli altri. Ma allo stesso tempo non devono alimentare la favola stucchevole della città modello dove tutto va bene e dove la politica è stata inventata nel 2012. C’è una storia fatta di errori da non ripetere ma anche di tante intuizioni che hanno fatto epoca; c’è un presente da guardare con obiettività nel bene e nel male; e c’è un futuro da disegnare tutti insieme. Con consapevolezza e orgoglio per le cose fatte bene ma anche con molta umiltà: perchè, anche per il vero Mourinho, non è sempre Triplete.