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C’è ancora il muro, vestito di blucerchiato, che accompagna il breve corridoio di asfalto. E dopo pochi metri eccolo lì, identico ad allora: il campo da allenamento. Piccolo, circondato dalle case: eppure quando ci si arrivava dopo quei pochi metri per noi diventava il Tardini, o San Siro, o Wembley… 

Magicamente identico appare anche il resto: il cortile ghiaioso che a sua volta ospitava sfide calcistiche a ripetizione, di fianco alla scaletta che una volta portava al cinema (dove quando arrivavano i “buoni” si applaudiva in coro). Poi la parrocchia, la sala della società, il bar al primo piano. E non importa se è stato solo per un paio d’anni e con tanta panchina e appena un gol, perchè comunque nel rivedere quei luoghi ti senti parte di una storia che oggi compie 70 anni: il compleanno dell’ U.S. Astra, lì dove la passione del calcio conviveva con la culla del baseball (ed è come calciatore che si esibiva all’inizio Claudio Corradi, poi grande campione e tecnico di baseball).

C’è perfino il “bomber” di allora: Maurizio Verderi. Allora, a un gracilino come me, appariva un gigante e lo era spesso anche per i difensori avversari: gigante buono allora, e lo deve essere anche oggi per come chiacchieriamo e per quello che leggo su di lui come allenatore, che preferisce far crescere i ragazzi in allenamento che seguirli in partita. Così come è bello sentirlo raccontare quel provino a Milanello, davanti agli occhi di suo padre (storico goleador crociato e poi in serie A col Genoa): un gol e l’interessamento del mister rossonero Annovazzi nel primo tempo, ma poi la decisione di non tornare in campo per la ripresa. Come se proprio in quel momento il destino e Maurizio avessero deciso che il futuro e la vita vera erano a Parma, possibilmente proprio con quella ragazza bionda che oggi è lì con lui, 30 anni dopo.

Parlo anche con il presidente Ficarelli, fra le coppe di ieri, le foto più recenti di quella splendida maglia blucerchiata, i problemi di oggi: da quelli organizzativi alle “invasioni di campo” dei genitori. Penso a presidente (Bortesi) e allenatori (Silva, Grossardi, Vecchi, Bocelli…) di allora. E vorrei spiegare a ragazzi e genitori di oggi che sostituzioni, panchine, critiche di un allenatore possono a volte bruciare tantissimo (alla prima partita fu un “Mi siete piaciuti tutti tranne lui che aveva paura e non ha toccato palla”…). Ma possono essere formidabili e insostituibili lezioni: di sport e di vita.

Buon compleanno, Astra. E grazie.

La fotogallery (ogni scatto un ricordo): 

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