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Avevo già la data segnata nei miei archivi e nella mia agenda, e anzi avevo già provato qualche mese fa a chiedere che il 25ennale della notte di Wembley fosse anche l’occasione per suggellare la pace fra la città e gli artefici di quel trionfo, poi cacciati  un anno e mezzo fa durante il campionato di LegaPro. Ma a ricordarmi Wembley, e tutto quello che da allora è cambiato, ci hanno pensato soprattutto i commenti che si sono moltiplicati su facebook dopo la sconfitta del Parma a Cesena. Con una rapidità incredibile: quasi che molti non vedessero l’ora di sfogare il livore e una masochistica gioia per la sconfitta, dopo che la strepitosa rimonta crociata aveva zittito tanti giudizi aggressivi di D’Aversa e tante saccenti sentenze da tastiera…  Ma non è solo una questione di sport…

I 25 anni trascorsi da Wembley (che sono stati e saranno festeggiati con alcune manifestazioni sincere dei tifosi, ma quasi alla chetichella rispetto alla città) ci ricordano una splendida emozione calcistica, ma ci mostrano anche  impietosamente tutto quello che Parma non è più rispetto a quella magica notte.

Lo sport e la vicenda Scala-Minotti-Apolloni ne sono solo un aspetto. E se a quanto pare le scorie del brusco divorzio del novembre 2016 sono ancora troppo indigeste per una riappacificazione fra i protagonisti, allora la prima proposta la giro all’assessore allo sport, nonchè vicesindaco, Marco Bosi: premiare Nevio Scala in Municipio. Un invito che (senza sovrapporsi alla società crociata se non è disponibile e senza incrociarsi al Tardini con la lotta per la promozione) riporti a Parma e nel Palazzo del Comune l’inimitabile Nevio, con un doppio grazie della città: per i trionfi di allora e per quella rinascita “biologica” che ci ha ridato dignità ed entusiasmi anche in serie D, al di là di come poi sia finita quella storia. E con lui, ovviamente, tutti quelli che si possono riunire: magari sarebbe l’occasione anche per la pace con Melli, che fu sacrificato nella rinascita del Parma nonostante l’ottimo lavoro da team manager.

Di Wembley, poi, non c’è neppure più l’ingenuità del miracolo calcistico di provincia. Se le imprese sul campo furono ineccepibili sportivamente ed eticamente, i bilanci Parmalat che vi stavano dietro erano invece drogati. E questa è un’alta lezione da ricordare e non ripetere (anche se in realtà, quando a scandali e bancarotte, anche dopo il 2003 del grande crac Parma non si è fatta mancare nulla).

Ma quello che più di tutto abbiamo smarrito, da quella sera di Wembley, è proprio lo spirito della città. Quella specie, per dirla con un ossimoro, di “ambiziosa umiltà” che fu alla base dei successi di Scala e del suo contorno: il saper coltivare e realizzare sogni senza perdere di vista le proprie origini. Non a caso, fu ed è la lezione di un contadino, così come figlio di contadini è un parmigiano-reggiano che nel calcio ha conquistato il mondo: Carletto Ancelotti. Intorno a Scala e al suo Parma non c’era solo retorica: la storia mille volte raccontata degli allenamenti in Cittadella era reale, e i parmigiani la potevano toccare ogni giorno. E ci insegnava che se ci sono lavoro e qualità (a poche centinaia di metri dall’inno alla laboriosità dell’Antelami) si può arrivare in alto anche partendo dal basso. E la città sembrava immedesimarsi in quella lezione.

Oggi, come ricordavo all’inizio, siamo tutti figli di facebook. Dove siamo tutti geni della politica, premi Nobel, commissari tecnici…e dove gli altri sono (che si tratti di un sindaco o di un allenatore o di chi si permette di postare un’opinione diversa dalla nostra) dei “coglioni”, o peggio, da irridere ed insultare.

Non più tardi di 48 ore fa, prima che i fatti si incaricassero di smentirla, mi ha fatto male leggere che una nostra parlamentare accusava il Presidente della Repubblica di essere al limite della democrazia e di ostacolare un governo con la Lega e addirittura di non essersi rifiutato di firmare la legge elettorale, con una tesi quanto mai ardita per chi le leggi e la Costituzione sono materia quotidiana… E a cascata siamo così tutti noi (mi ci metto anch’io ovviamente): viaggiamo di critiche spesso ingenerose, di insulti, di regole non rispettate, di egoismi…

La notte di Wembley, con la Londra parmigiana di 12mila pacifici invasori, è un ricordo fantastico, indelebile,che va ben oltre il calcio. E che, proprio per questo, dovrebbe oggi essere celebrato da tutti noi: non solo per rivivere un’emozione, ma anche e soprattutto per ricordarci come eravamo e come non sappiamo più essere.