Who? Giovani giornalisti precari. What? Manifestazione di protesta e soprattutto di sensibilizzazione. When? Questo pomeriggio. Where? In via Mazzini. Why? Perchè un giornalismo che non investe e non coltiva i giovani non è un problema solo per  quei giovani, ma per tutta la società.

Ecco le cinque W del giornalismo, aurea regola anglosassone che spiega su ogni manuale come inquadrare una notizia, declinate al tempo del precariato: 

giovani che vorrebbero scrivere o raccontare notizie che finiscono invece per diventare essi stessi notizia, nel cuore della città in questo pomeriggio d’estate. Ci sono anche 4 sindaci: Lucchi, Fiazza, Pizzarotti, Cesari (in ordine d’arrivo: e la loro presenza è un bel segnale, viste anche le diverse idee dei quattro). Ci sono sindacalisti di varie regioni, perchè queste manifestazioni stanno purtroppo diventando un Giro d’Italia dell’amarezza e della denuncia.

Certo, il giornalismo è in crisi, come sappiamo tutti. “Meno ricavi” obbliga a dire meno investimenti, ma poichè anche i tagli ormai non bastano sarebbe bello vedere anche scommesse in positivo: a crescere e non solo a potare. Anche perchè si morde la coda il gatto di un giornalismo che vorrebbe/dovrebbe attirare a sè i giovani dell’era-smartphone ma che allo stesso tempo ai giovani chiude le redazioni.

Certo, è un’equazione difficile da far quadrare. Ma è altrettanto difficile cercare di vendere un prodotto senza incrementarne la qualità, nonostante gli sforzi (che anch’io ho visto e condiviso) di chi nelle redazioni c’è e lavora.

La soluzione? Se la deve inventare qualcuno. E se i precari di via Mazzini, con i quali era giusto essere lì a condividere la battaglia, hanno ragione di reclamare, il mio consiglio a questa generazione piena di qualità è di riuscire a superare uno dei pochi difetti: non limitatevi a chiedere quello che in effetti vi spetterebbe (negare il lavoro alle giovani generazioni è uno dei più grandi torti della società che abbiamo costruito), ma condite la vostra richiesta/denuncia di progetti.

A costo di buttarvi in proprio: non necessariamente “contro” qualcuno, ma inventando spazi nuovi. Io quest’anno ai miei studenti ho proposto l’esperienza di Nicolò Fabris, che si era inventato un seguitissimo Parmafanzine. Ci sono intere fette di Parma (donne, giovani, stranieri…) che neppure i più strutturati dei siti web oggi riescono a seguire in dettaglio. Ci sono spazi per una informazione di servizio (penso al primo mattino ricordando le tante volte in cui dal sito della Gazzetta riuscivo ad informare dell’autostrada bloccata o di altre notizie utili a chi stava per uscire): certo, nulla di semplice specie se si pensa alla monetizzazione. C’è una Parma del passato che dalle raccolte di Gazzetta, ma anche di Carlino e Unità, può regalare storie non meno interessanti di quelle della quotidianità e del tempo reale (che oggi hanno tutti). E forse ci sarà bisogno di abbinare questo impegno con altri lavori meno gratificanti: ma facendo rete e squadre (qualcuno ci sta già provando) si possono trovare idee alternative e feconde.

Lo so: è tutto maledettamente in salita. Ma chi ha avuto il privilegio di coronare questo sogno 40 anni fa non può non essere al vostro fianco: oggi in via Mazzini e domani. Non mollate e in bocca al lupo!