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I novemila per Morricone e il successo dell’intera manifestazione in Cittadella, il Terzo giorno elogiato anche a livello nazionale e simboleggiato da quella sfera dorata alla quale ci siamo ormai affezionati…e la Capitale della Cultura, e prima ancora la Creatività gastronomica Unesco… Solo il più fazioso degli avversari potrebbe negare questi successi a Federico Pizzarotti e alla sua giunta, che proprio in queste ore hanno celebrato il primo anniversario dell’elezione-bis.  

Al punto che, come accadde per Ubaldi con l’allora ministro Letta, a sinistra si guarda con crescente attenzione (prima erano “solo” i bolognesi, ora lo ha ripetuto più volte Calenda) alla “felice esperienza” del sindaco di Parma come possibile tassello di un nuovo soggetto che provi a rivitalizzare un settore della politica oggi occupato sempre più a fatica dal Pd.

Ne parleremo fra poco, perchè a noi soprattutto interessa Parma.  Dove è evidente a tutti che da almeno due anni, quando recise il cordone ombelicale con Grillo e con il M5s, Pizzarotti si muove diversamente: e non è senza significato che l’altra città conquistata quasi contemporaneamente dai pentastellati nel 2012  (Ragusa) nell’ultimo weekend abbia invece cambiato primo cittadino. E, a parte l’unicità di Elvio Ubaldi che fu anche vicesindaco o di Lauro Grossi che con due diverse maggioranze guidò Parma per un decennio, Pizzarotti è già uno dei sindaci più longevi della nostra storia recente: più di Vignali, Lavagetto, Mara Colla, Cremonini, Gherri…

L’inesperto del maggio 2012, quindi, oggi è sicuramente calato nel ruolo. E l’attenzione a livello nazionale, che a dispetto di Grillo è durata ben più dei “15 minuti di celebrità” che il comico gli pronosticò nel giorno del divorzio, conferma l’istinto politico che, seppur da autodidatta, Pizzarotti ha saputo coltivarsi  e che un anno fa venne sottovalutato dai suoi 9 avversari alle Comunali.  “Eppur si muove”, quindi: contro tante previsioni e contro tanti giudizi.

Tutto bene, dunque? Beh, come sempre  e come per chiunque non è tutto oro ciò che luccica come la sfera della Piazza. Ci sono tuttora alcune ombre anche giudiziarie: e se in certi casi, come quello dello staff, ha forse ragione Pizzarotti a sottolineare che certi abusi d’ufficio sono per un primo cittadino una forzatura alla logica (che però la legge impone di indagare), in altri casi qualche domanda è ancora sospesa. Su tutte l’alluvione, purtroppo con i tempi lunghi della giustizia italiana: quell’alluvione che, forse non a caso, appartiene ancora alla prima fase pizzarottiana e ad un rodaggio inevitabile ma sul quale ovviamente nessuno può fare sconti.

Quanto al presente, accanto alle cose positive che abbiamo citato all’inizio e da cui era giusto partire, i dubbi principali sono tre: 1) si è un po’ persa la carica “alternativa” dei primi tempi, allora perfino eccessiva poi fin troppo dimenticata. Ed è un po’ un peccato perchè la grande ventata innovativa del gruppo parmigiano dei M5s, fra decrescita felice e altre teorie interessanti, poteva forse produrre qualcosa di più nella politica parmigiana e nei progetti per lo sviluppo sostenibile della città; 2) di pari passo con l’adeguamento alla “realpolitik”, è indubbio che Pizzarotti abbia smorzato qualche tono su questioni che nella primavera 2012 sembravano affrontate con più grinta. E su alcune operazioni (la vendita delle azioni delle Fiere ed ora la convivenza aeroporto/nuovo centro commerciale) il sindaco non ha brillato per trasparenza di spiegazioni alla città; 3) infine l’indubbio merito di essersi nuovamente imposto all’attenzione nazionale, anche con il nuovo soggetto politico “Italia in Comune”, rischia di riportarci alla situazione 2012-2016, e ad un sindaco con un occhio su Parma ed uno su Roma o Bologna.

Certo, come dicevamo il Pizzarotti 2018 ha un’esperienza ben maggiore del Pizzarotti di allora. Ma perfino un primo cittadino molto più addentro di lui alla macchina comunale, come Ubaldi, nel suo secondo mandato perse un po’ di vista quella concretezza più terra terra che gli aveva portato tanti consensi nella prima legislatura. E perse di vista anche la necessità del confronto continuo con città e opposizione (il porre mano a Piazza della Pace e al progetto di un architetto internazionale, ad esempio, resta un grosso azzardo, che potremo valutare solo a lavori conclusi ma che tradisce certamente un po’ di autoreferenzialità che è il rischio più grosso del secondo mandato di un sindaco e di una giunta).

Quindi il futuro di federico Pizzarotti, della sua giunta e di Parma si giocherà proprio su questa coesistenza fra doveri cittadini e ambizioni (legittime) nazionali. Ma allo stesso tempo, come già scrivemmo un anno fa, il futuro della città dipende anche dall’opposizione (dove almeno un nome importante sembra tuttora mancare all’appello, mentre chi l’ha votato si aspetta da lui un grande contributo alla discussione cittadina) e da tutte le istituzioni di Parma, che sanno fare cose grandi ma solo quando si mettono davvero insieme senza privilegiare alcun orticello.