Lui cercava l’uomo e la libertà. Ed era quindi inevitabile che fosse a sua volta cercato (“era quasi un’ossessione”) da un cronista dell’anima come Tiziano Marcheselli: il “Màt” Sicuri per lui meritava rispetto e dialogo. Ne sono nati

alcuni splendidi libri ed ora è bellissimo vedere che sulle tracce di Sicuri c’è il figlio di Tiziano, Fabrizio Marcheselli. L’idea che vede insieme Fabrizio, Francesco Dradi e Antonio Cavaciuti è bella e importante: un docufilm che consegni alla memoria la figura di Sicuri (che la nebbia della pur affettuosa definizione “Màt” nasconde a tanti parmigiani) e i ricordi di chi ancora può narrare quel personaggio e quella Parma.

Per tutto questo non si può non aiutare questo progetto che, con le riprese di Renato Lisanti e l’interpretazione di Alvaro Evangelisti, darà vita a Sicuri e aggiungerà un preziosissimo contributo alla nostra storia di città. Per contribuire alla raccolta fondi, c’è un sito dedicato a Sicuri e al progetto: più sotto troverete il link.

Ma intanto, questa bella notizia su un progetto intelligente rafforza una convinzione e un’urgenza che ho già espresso. Parma deve creare un Museo multimediale della Memoria sulla sua storia recente: quella documentata da foto e video quanto meno dal Dopoguerra in poi.

Qui dovrà trovare posto appunto un docu-film come quello che sta nascendo, una volta che avrà esaurito l’aspetto di novità con la vendita. Ma qui, come ripeto da tempo, occorre riunire, selezionare ed esporre quei fantastici racconti fra grandi e piccole cose di Parma che fotografi come Giovanni Ferraguti, Romano Rosati e poi altri ancora hanno creato. Chi segue Ferraguti su facebook sa bene di che cosa parlo.

E’ una cosa oggi più che mai necessaria, per ricordare l’identità parmigiana non solo a chi arriva, in una città ormai multietnica, ma anche a chi la vive e però la parmigianità la fraintende e spesso la contraddice. Dalle istituzioni alle realtà culturali ad altre entità (Parmaiocisto, per esempio), è questo il momento di accostarsi seriamente al progetto.

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