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Bisogna dire tre volte grazie a Francesco Dradi, Fabrizio Marcheselli e Antonio Cavaciuti. Perchè hanno realizzato un bellissimo docufilm, perchè hanno dimostrato che il giornalismo può ancora essere declinato in forme e idee originali, che trovino anche il necessario supporto economico; perchè, infine e soprattutto, perchè hanno restituito alla città uno dei suoi personaggi più affascinanti: il “Màt” Sicuri.

Lo hanno fatto, in un cinema Astra gremito, senza indulgere alla retorica. Con un lavoro che ha idealmente altre due firme che hanno commosso chi ha letto i titoli di testa: Giovanna Lanati e Tiziano Marcheselli, la prima capace dell’unica vera e umanissima intervista a Sicuri e il secondo cronista anomalo, in cerca di umanità prima ancora che di notizie. Sono loro, insieme al fotografo Giovanni Ferraguti, le persone che più hanno saputo avvicinare – e rispettare – l’umanità di Enzo Sicuri, superando le reciproche diffidenze e paure (quella paura che da bambino provavo anch’io, di fronte a quella figura misteriosa e apparentemente burbera).

Il docufilm ci rivela di Sicuri soprattutto due cose: l’amore per la Libertà e quello per la Cultura, quest’ultimo a sua volta collegato alla figura di Dante Spaggiari, l’incisore-“filosofo” cui dà volto Alessandro Haber, la cui partecipazione è quasi un attestato di laurea per i tre autori. Non una macchietta e soprattutto no, non un “màt”: Enzo Sicuri e i suoi giacigli di cartone, che mi piace pensare gli piacessero anche perchè pagine di giornale e quindi a loro volta pezzi di cultura, ci invitano anche oggi nell’epoca della social-ignoranza a non considerare la Parmigianità un’accozzaglia folcloristica che va superficialmente dagli anolini al “Metallaro errante”. E ci fa invece capire che Parmigianità (e Libertà) sono dove anche un “barbone” sentiva l’esigenza di vedere e capire Otello o Lohengrin…

Grazie davvero, Francesco, Fabrizio e Antonio. E non fermatevi qui.

(Ps – Un mese fa ho visto il cortometraggio che Giovanni Martinelli ha dedicato all’avvocato-poeta Gian Carlo Artoni, qualche mese prima l’Antelami di Francesco Barilli. Ora questo “Sicuri” mi convince una volta di più che è tempo di pensare a Parma a un Museo multimediale della memoria. Che sarebbe anche il modo migliore di ragionare sulla Parmigianità per i parmigiani, di qualunque colore, del terzo millennio).