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E’ il ponte dei sospiri nostri. Balena spiaggiata su un rigagnolo, invadente intruso d’acciaio nella città color pastello…  Eppure

quando ci si entra, superando la bruttura che continua a sembrarmi l’involucro esterno, la prospettiva un poco si rovescia: non è più la città che guarda il colosso inutilizzato e costoso e forse (non si è ancora ben capito) fuorilegge. Ma è stavolta il ponte che offre sguardi inediti verso il centro dei monumenti, verso il piccolo familiare torrente, verso la periferia nord che è anche collegamento con chi arriva, è Csac, è archeologia industriale nell’ex Bormioli.

Le strutture d’acciaio, le vetrate ed il paesaggio danno al “dentro” un altro aspetto. E non può quindi che far piacere vederci nascere Parma 360, che è il Festival della creatività contemporanea. Ma su questo, che certo non è mia materia, troverete un illuminante link in fondo all’articolo: quello che invece pensavo anche ieri (come già  nella serata del Lenz per Verdi off) è che quel ponte fu sicuramente un delitto costruirlo, ma sarebbe oggi un delitto non utilizzarlo. Specie se se ne può fare, almeno saltuariamente, un contenitore culturale.

La Cultura batte il tempo è lo slogan anche musicale di Parma 2020. Chissà che non le riesca di battere (nell’altro senso) anche quell’insieme di megalomania, spreco e approssimazione che ha portato alla nascita di un ponte chiuso alla città.

(Ps – A me piacerebbe farne il Ponte della Memoria della storia recente di Parma raccontata da foto e video. Ma proprio ieri un amico mi ricordava che c’è un altro spazio inutilizzato nel cuore della città: l’ex Cobianchi sotto Piazza Garibaldi. I luoghi ci sono, belli o brutti: a noi ora saper farli vivere nel modo più intelligente).

Dentro la “balena” in 50 scatti: guarda la fotogallery 

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