Si inizia con il sorriso di Laura Cleri: sorriso ancora limpido come quando il teatro era un sogno di ragazza e l’inizio di un percorso, magari chiaro nelle sue idee ma ancora tutto da scoprire. Si finisce con gli occhi lucidi, quando l’altra Laura (e non dirò in che modo, poichè è uno dei momenti teatralmente più toccanti) entra nella Parma liberata, a guerra finalmente finita.

E’ la fine della lezione. Anzi: ci sarà ancora una scritta importante sulla lavagna con il tema assegnato dalla maestra, ma anche questa è giusto lasciarla all’emozione dello spettatore. Una lezione che entra gradualmente nella mente e nel cuore, grazie alla straordinaria e dolce intensità di una attrice che qui sembra compendiare le ragioni di una intera carriera. La scelta di immergersi nella storia della partigiana Laura Seghettini e di raccontarcela in un’aula scolastica senza tempo e senza tempi è una profonda intuizione civile, prima ancora che una vittoriosa sfida teatrale, della quale a Laura Cleri dobbiamo essere profondamente grati.

Tanto più se, come oggi, capita che agli studenti riuniti nell’aula-teatro venga chiesto dell’8 settembre e nessuno sappia rispondere che cosa fu quella data. Non è colpa loro: è colpa di un Paese che ha smarrito la memoria e che non riesce neppure ad insegnarla ai giovani del terzo millennio. La risposta non la conoscevano, ma da Teatro Due sono sembrati uscire con tante domande e tanta emozione.

Da vedere lo spettacolo, da leggere il libro, da studiare e ristudiare quella storia orrenda ma anche coraggiosa e valorosa che furono gli anni della guerra e di chi si oppose, prima e dopo l’8 settembre, alla dittatura e alla follia. Grazie, alla Laura di ieri e a quella di oggi: grazie ad entrambe, con il cuore gonfio di emozione. E grazie al Teatro (e a Teatro Due), di cui ci si dimentica facilmente e colpevolmente ma di cui si riscopre poi puntualmente la grandissima forza.

Per saperne di più: leggi le note dello spettacolo e le recensioni con le parole di Antonio Mascolo