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Tre ragazzi di 250 anni. Luca Goldoni, Bruno Rossi, Maurizio Chierici hanno regalato una straordinaria lezione parmigiana di Giornalismo e di eterna giovinezza e curiosità. Vederli e ascoltarli insieme al Circolo di Lettura (e peccato che non ce l’abbia fatta a raggiungerli da Milano Giorgio Torelli)

è stata una carrellata su questo affascinante mestiere, nel quale Parma ha messo in campo nei decenni scorsi una straordinaria e probabilmente irripetibile Nazionale. O una “mafia”, come scherzosamente tra ammirazione e invidia la definivano i colleghi.

Un’eccellenza che stavolta non è esagerazione o autocelebrazione alla parmigiana. E’ nei fatti, se in più occasioni a raccontare guerre o colpi di stato che hanno fatto la storia del mondo nel dopoguerra, nel gruppetto degli inviati speciali dei principali giornali italiani c’era una schiacciante maggioranza parmigiana.

Parmigiana la scuola e parmigiana (ma tutt’altro che provinciale) la radice culturale che aveva per protagonisti nomi come Zavattini, Bertolucci, Guareschi e dalla quale nacque una fioritura di talenti dello scrivere che ha riempito le redazioni più importanti per decenni. Due professoresse a introdurle con affetto: Isa Guastalla e poi, con un accurato ritratto di ognuno, Annamaria Cavalli.

Ma questa volta i “professori”, con il sorriso, sono stati loro. Tre moschettieri di carta: una carta che ha lasciato il segno. E fra storia e aneddoti, si è dipanato un racconto che ha costretto il cronista sessantenne ad estrarre il taccuino e a prendere appunti: perchè dai veri maestri non è mai troppo tardi per imparare.

Episodi drammatici, in cui comunque la parmigianità era sempre presente e a volte provvidenziale. Come quando dalla Cecoslovacchia invasa, nella quale i giornalisti al telefono erano spiati e la linea immancabilmente cadeva se nell’articolo dettato c’era qualcosa di sgradito al regime comunista, per raccontare un episodio crudele ci si fece passare al Corriere di Milano il segretario di redazione di Borgotaro per potergli dettare una frase tremenda ma incomprensibile ai censori cecoslovacchi che il dialetto non potevano conoscerlo: “Incò un carrarmè l’ha schissè un putén”…

Ma almeno in un caso proprio la parmigianità fece saltare un possibile scoop. Luca Goldoni racconta di quando lui e Lino Rizzi, quasi casualmente, durante la Guerra dei 6 giorni fra Israele ed Egitto si trovarono nello stesso ristorante del generale Moshe Dayan, il protagonista del momento che tutti i giornali del mondo stavano cercando. Ma mentre i due inviati si dirigevano verso il tavolo di Dayan per provare a intervistarlo, Rizzi non resisté alla sua natura di battutista e alludendo al generale che aveva una benda sull’occhio sinistro colpito da un proiettile in guerra sussurrò a Goldoni: “Credo che ci stia guardando di buon occhio…”. Scoppiarono a ridere entrambi: un riso irrefrenabile che rese impossibile l’intervista. Uno scoop mancato per non rinunciare al gusto parmigiano di una battuta e di una risata…

Bruno Rossi racconta quando il pavimento appena tirato a lucido lo tradì nel baciamano alla figlia dell’imperatore giapponese, che fece goffamente cadere a terra. Chierici rievoca quando la sua carriera al Giorno iniziò da un errore: aveva scritto nella sua richiesta “Offerta di lavoro” e il direttore Pietra lo volle vedere chiedendogli “Mi ha incuriosito, perchè volevo sapere che lavoro mi offre…”. Chierici si alzò e fece per andarsene, rassegnato alla bocciatura, ma il direttore lo fece parlare e alla fine capì che quella “offerta” di lavoro era da prendere in considerazione perchè nel ragazzo c’era della stoffa.

Sembrano quasi sminuirsi mentre raccontano di sè, ma hanno saputo avvicinare re, premier e premi Nobel e hanno firmato pagine da Manuale del giornalismo. E allargano con stima e affetto sinceri il racconto agli altri della “Nazionale” dei giornalisti parmigiani: il maestro di molti, Egisto Corradi, Giorgio Torelli, Bernardo Valli… Storie e carriere che hanno occupato l’intero mappamondo, raccontato fra articoli e libri di successo, ma senza mai mancare all’appuntamento di Natale, quando Aldo Curti e Baldassarre Molossi chiedevano il tradizionale articolo per la strenna Parma bell’arma.

Tre ragazzi e una magia: quella del mestiere più bello del mondo e di una pagina di storia e di eccellenza parmigiana che qualche giovane collega dovrebbe provare a studiare e ascoltare, per poi raccontarla in un libro che manca.