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ilcielodiparma

Un blog parmigiano senza pretese e senza bandiere

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Giugno 2019

Il silenzio commovente per Michelle, il silenzio indifferente di Parma

Ci sono tre modi per raccontare la marcia silenziosa di ieri sera nel centro di Parma.

Il primo, coinvolgente e toccante, è quello di raccontare una madre in Piazza con la figlia Michelle. Ma quella figlia, come si vede nella foto qui sopra, è oggi solo una presenza virtuale, una immagine sul telefonino da guardare e sfiorare con amore e tristissimo rimpianto. Perchè Michelle non c’è più: i suoi 20 anni furono presi mortalmente e crudelmente a martellate dal 26enne Alberto Munoz.

Il secondo è la rabbia. La rabbia per la sentenza che per quelle selvagge e brutali martellate ha quasi dimezzato la pena all’assassino: da 30 a 16 anni. La sentenze, come sempre, si rispettano. E si rispettano i giudici che evidentemente hanno applicato norme che fanno parte dei codici. Ma rispettare non significa accettare, non domandare, non scandalizzarsi e soprattutto non esclude chiedere: chiedere perchè quel dimezzamento, chiedere se è giusto, chiedere se è adeguata una legge che lo consente…

Il terzo modo è il più difficile e ingeneroso, per chi ha organizzato, per chi ha partecipato e soprattutto per quella madre che con coraggio era in Piazza a chiedere e ringraziare. Lo dico nel modo più crudo: ieri pomeriggio i parmigiani e le parmigiane erano più coinvolti dal rito dell’aperitivo che da questa storia di violenza e di diritti calpestati.

Conosco decine di social-tastieristi pronti a mobilitarsi (e giustamente) per la tragica vicenda di Pamela. Ma per questa ventenne uccisa nella nostra civile e capitale Parma non hanno trovato tempo. E con loro quasi tutta la città: ormai, quando c’è un appuntamento del genere, potrei stilare in anticipo una lista con i nomi dei partecipanti e lo azzeccherei almeno all’80%.

Allora è il momento di prenderne atto. A Parma si sta facendo tanto da parte di tanti: il rischio è che si faccia troppo. Non nel senso che non ce n’è bisogno, purtroppo, ma la paura è che i tanti simili appuntamenti producano assuefazione, stanchezza. Occorre forse che le varie associazioni di donne e di uomini impegnate/i nella battaglia contro la violenza si fermino un momento a riflettere: come per ogni prodotto da “vendere” (e qui è un vendere a fin di bene per la collettività), a volte occorre diferenziare le strategie di “marketing” e di comunicazione.

Ovviamente questo non può e non deve essere un alibi per gli indifferenti. Ma certo è un passaggio da affrontare, se si vuole proseguire la battaglia e renderla più concreta. Quanto ai controriformatori che ancora stentano a riconoscere il femminicidio perfino come parola, o che ironizzano sulle iniziative contro la violenza di genere, si guardino bene quella foto di una madre che può vedere solo sul telefonino il viso di una figlia uccisa a martellate da un assassino cui è stata “regalata” una pena dimezzata.

La Parma di Lauro Grossi. E la nostra

Nessuno si arrabbi e nessuno legga questo articolo come un discorso personale. Ma quando alcuni giorni fa è uscita una bella fotografia di Marco Vasini del sindaco Pizzarotti che sbirciava dalla finestra del Municipio la protesta nella Piazza sottostante di alcuni comitati, e poco dopo è comparsa su Facebook la fotografia di Lauro Grossi del quale ricorre oggi il 30° anniversario della morte, ho pensato a quanto siano diverse la Parma di allora e la Parma di oggi.

Non so se Lauro Grossi sarebbe sceso a parlare con i “contestatori”, d’istinto mi viene da pensare di sì. Ma ripeto: il mio non è un confronto fra sindaci (e peraltro io stesso ho scattato foto di Pizzarotti che dialoga in Piazza con cittadini che lo avevano fermato, in altre occasioni), ma è un confronto fra epoche della città e della politica. E non è neppure, lo dico subito, un amarcord nostalgico, perchè tutti ricordiamo che la politica di quegli anni aveva tante magagne, anche nel versante dei finanziamenti ai partiti, prologo (che però allora veniva considerato quasi normale) di Tangentopoli. Anche a Parma.

No. Quando dico che il confronto cittadini-politica era diverso non mi riferisco tanto (o solo) a questo o quel sindaco, ma anche a noi. Quando Lauro Grossi mi ha tenuto a “battesimo” per le mie prime interviste politiche a Tv Parma, dopo gli anni in Gazzetta a raccontare solo sport, erano gli anni ’80. E Parma era davvero una città a 360°. C’era una politica che nasceva dai quartieri, con partecipazione vera e massiccia, e c’erano partiti piccoli per dimensioni ma importanti come scuola e come contributo alle discussioni della città (penso a tanti nomi illustri usciti da Pri, Psdi, Pli…). C’era la presenza forte – per qualcuno una cappa – del monolitico Pci, la cui sede di via Pellico era definita significativamente “il bunker”. C’era altrettanto forte il contrappeso degli imprenditori, con l’Upi che si identificava in Giorgio “Richelieu” Orlandini e che politicamente trovava sponda soprattutto nella Dc che guidava da decenni l’opposizione.

Ma nel mezzo c’erano anche altre voci importanti. Oltre ai “partitini” già citati c’era appunto il Psi, che nel nome di Grossi avrebbe siglato in quel decennio il traghettare dall’ultima giunta socialcomunista (1980-85) al primo clamoroso pentapartito (1985-89 fino alla morte dello stesso Grossi e poi con Mara Colla che avrebbe anche traghettato il percorso inverso, che avrebbe poi portato agli anni di Lavagetto).

C’era una Gazzetta di Parma che sì, era facile e frequente etichettare come “la voce del padrone”, ma che a una linea editoriale ovviamente dettata dalla proprietà degli industriali (come peraltro avviene per qualsiasi testata locale e nazionale) aggiungeva e a volte sovrapponeva una straordinaria simbiosi con la città intera. Il mix della raffinata cultura di Baldassarre Molossi, della più ruspante ma efficacissima capacità di scrutare la città di Aldo Curti e della dedizione (ognuno con le sue qualità) di un manipolo di cronisti di razza faceva sì che il quotidiano fosse il riferimento di tutti: anche di chi come la Gazzetta non la pensava. E mi immagino quale rivoluzione sarebbe scoppiata sulle pagine di carta, per poi contagiare la città intera, se una giunta avesse anche solo pensato di porre fortemente mano a Piazza della Pace, di cui si discusse forse fin troppo per interi decenni, senza prima avere coinvolto tutti ma proprio tutti i parmigiani. Comunque vada a finire la sistemazione di cui da tempo vediamo il cantiere…

C’era la Chiesa, che soprattutto con monsignor Benito Cocchi ebbe parte fondamentale su tante questioni che in quegli anni interessarono e a volte insanguinarono la città (il delitto del Federale ne fu l’emblema nel male e nel bene del progetto di rieducazione che ne seguì). C’erano intellettuali di tutti i colori che non mancavano di contribuire con entusiasmo ed onestà (e rispetto reciproco) al dibattito sulle più importanti questioni. E, per riprendere un tema che oggi è spesso e malamente discusso, perfino nella più marcata fedeltà all’antifascismo non si mancava di ascoltare chi anche a destra e nel Msi aveva guadagnato il rispetto degli avversari (penso ad esempio a Gian Luigi Busi, per anni in Consiglio a rappresentare quel partito).

Tutto oro quel che luccicava? Certamente no, come in parte abbiamo già detto. Ma Parma veniva prima di tutto: a volte magari in modo retorico e stucchevole, ma il senso della collettività era un po’ di tutti. E certo non sarebbe durato a lungo lo scambio che da mesi ci dobbiamo sorbire, a livelli non sempre alti, fra chi oggi rappresenta Parma a Roma e chi ne governa il Municipio. Si discuteva, anche in modo durissimo, ma dell’altro si contestavano le idee: non la persona.

Ecco perchè la bella foto di Vasini potrebbe essere agevolmente rovesciata allo specchio. E’ vero: il sindaco è rimasto alla finestra, ma quanti alti parmigiani lo fanno ogni giorno? Quanti hanno vergognosamente disertato, due anni fa, l’importantissimo appuntamento del voto? E la manifestazione della Piazza, se da una parte porta avanti istanze rispettabilissime e legittime, spesso parte da “analisi” che si possono leggere sui social e che al tono dei social spesso si adattano, più che cercare di elevarlo come una vera Politica dovrebbe provare a fare.

Insomma, fra il ricordo di Lauro Grossi (senza santini ma con il rispetto e l’affetto per chi da sindaco non si risparmiò fino a morire letteralmente sul campo) e le polemiche di oggi, approfittiamone per guardarci allo specchio: Parma è troppo bella perchè ognuno di noi non se ne senta un po’ sindaco e non faccia il suo dovere, ciascuno nel suo ruolo e nelle sue idee. Ma con l’interesse di Parma al primo posto…

(La foto, come si legge in alto, è tratta dal profilo facebook di Giovanni Ferraguti, che ha pubblicato giovedì scorso sul sindaco Grossi una bellissima carrellata che vi invito a guardare).

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