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ilcielodiparma

Un blog parmigiano senza pretese e senza bandiere

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Agosto 2019

Fuorigioco

Ho sempre guardato da fuori, e quindi cercando di non giudicare ciò che non conosco a sufficienza, il mondo Ultras. E tante volte ho difeso i Boys di Parma da giudizi che mi sembravano affrettati e stereotipati (così co0me tante altre volte li ho invece criticato come per gli incidenti di Parma-Padova o per ogni episodio in cui si infiltrava la violenza, che però a Parma non è di casa).

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Un sogno chiamato Parma-Juve

Ormai sono quasi 30 anni. Una favola calcistica lunghissima e allora impensabile.

Iniziò con una sconfitta. Ma a riguardare il video di Raidue su Youtube con commento di Pierpaolo Cattozzi, già in quella sconfitta c’era l’impertinente ed allegra volontà della giovane matricola Parma di non rassegnarsi alla parte del comprimario. Neppure con la Signora del calcio, che anzi avrebbe sfidato spesso alla pari, ad iniziare dalla clamorosa Coppa Italia dell’anno successivo, passando poi per la strepitosa Coppa Uefa del 1995 (il trofeo sportivamente più significativo della storia crociata) fino alla vittoria della dignità della squadra ormai retrocessa e falllita con Josè Mauri.

Bello rivedere quelle immagini, bello ma amaro. E allora al sogno di una ennesima beffa ai bianconeri anche in versione CR7 lasciatemi aggiungere un sogno tutto mio, che coltivo ormai da 3 anni.

Ormai è andata come andata e non serve più ripartire torti e ragioni, che non sono mai da una sola parte. Però, il nuovo Parma che si è fatto ammirare da tutto il calcio italiano per come ha saputo rinascere dalle proprie ceneri (a proposito: bellissima la terza maglia) ha ancora una ferita aperta, che è ormai davvero tempo di risanare.

E quale occasione migliore di abbinare i due Parma-Juventus? Si invitino, per quel debutto, i protagonisti di allora, in modo che il Tardini possa rivedere e ringraziare innanzitutto Nevio Scala, e poi i vari Apolloni, Minotti, Melli (anche fra loro c’è stata burrasca, ma sarebbe bello rivederli fare squadra almeno per un giorno) e se è ancora nei paraggi anche il grande Tino Asprilla. Magari proprio con un gemellaggio di maglie: quella bianca della matricola di allora che seppe diventare grande e quella nera dell’araba fenice di oggi. Due storie troppo belle per non restare unite.

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