Non ero nè da una parte nè dall’altra: letteralmente. Non ero fra i mille entusiasti della cena in centro (e non si può negare che l’avvenimento abbia richiamato a Parma anche alcune testate internazionali di prestigio, e quindi l’operazione ha avuto un effetto positivo), nè ero fra i tanti che hanno criticato l’iniziativa (e non si può negare che un po’ di parmigianissimo effetto passerella vi fosse). Non ero neppure fra gli spettatori plaudenti al concerto, poi terminato un po’ bruscamente, di Antonello Venditti (e non si può negare che dal punto di vista dell’affluenza anche da fuori Parma il doppio concerto in Cittadella sia stato un successo), nè ero nel plotone di esecuzione virtuale che il giorno dopo alla tastiera del pc ha sparato a zero sull’organizzazione e sul Comune (e non si può negare che l’effetto figuraccia, dopo il video del cantautore ripreso da testate anche nazionali, c’è stato, al di là che le colpe siano del Comune o di altri o dello stesso cantautore).

Insomma, come sempre accade dal 2012 dell’elezione, siamo ancora e banalmente al tutto bianco/tutto nero di tanti commenti parmigiani. E ancor più banalmente siamo ancora a constatare che invece la verità sta nel mezzo.

Ciò che vale per la cena e per Venditti è la ripetizione di un dibattito ormai stucchevole. E se nel caso di Venditti almeno ci sono stati sui social anche spunti ironici e divertenti (leggi), da 7 anni anche a Parma il “confronto” politico è vuota e sterile esibizione reciproca, senza mai una sintesi e senza mai o quasi un dialogo vero e proficuo. Un giorno senti celebrare Parma come una sorta di modello nazionale, da chi la governa; e lo stesso giorno la senti dipingere come la più degradata, da chi sta all’opposizione.

Ci sono decisioni che erano viste con diffidenza ma che si sono rivelate giuste: ad esempio, per citarne una piccola ma concreta, il semaforo sullo Stradone. Ci sono state iniziative che con poca spesa hanno procurato grande resa, come la splendida vista del Palazzo Ducale da viale Piacenza dopo l’abbattimento del muro. Per Piazza della Pace e via Mazzini vedremo fra poco, dopo lavori fin troppo lunghi. E, ovviamente, nessuno dimentica le imminenti opportunità di Parma 2020, guadagnate sul campo con un gioco di squadra ma con il Comune indubbiamente in prima fila.

Restano invece fortissime perplessità sulla Cittadella. E se dopo il chiosco ora si parla di eliminare o modificare gli storici campi da basket, è il caso di ribadire che la Cittadella è della gente e le sue tradizioni vanno rispettate: anche quelle sportive, visto che nel frattempo e senza alcun annuncio sono state eliminate anche le ultime porte da calcio. A volte a ripensarci si fa più bella figura, come già è stato per gli interventi annunciati e poi cancellati sul greto della Parma. Nè hanno entusiasmato tempi e modalità dei lavori di asfaltatura protratti fino a settembre e all’avvìo di varie scuole cittadine (anche se nessuna colpa pubblica eguaglia l’idiozia privata e il menefreghismo di chi con un parcheggio senza senso ha bloccato svariate linee di bus…).

A volte i processi decisionali della giunta appaiono lontani: troppo spesso si scoprono a cose fatte. E anche i nuovi percorsi della Tep dovrebbero forse passare da un più ampio dibattito preventivo, attraverso il Comune, viste le proteste che si leggono sui social a proposito delle ultime novità.

Infine, e non certo da ultimo, un tema sentito dalla cittadinanza come la sicurezza resta da anni al centro dei rimpalli Comune-Parlamentari, senza che dalle due ideologie (e dalle altre presenti in città) si cerchi di ricavare tavoli di non sterile ma produttivo confronto.

Insomma, qualcosa si fa ma tanto manca, per colpa un po’ di tutte le forze politiche e di tante altre componenti, fra le quali metto anche quella della mia categoria mediatica. Nel frattempo, un concretissimo esempio da seguire arriva dal piccolo ma sempre geniale territorio di Varano. Alle intuizioni di Dallara e al lavoro di Pontremoli, si affiancherà ora quello di uno strajè di grande successo: Aldo Costa. Il ritorno dei cervelli e comunque il confronto con le nostre eccellenze (chi ricorda la bella proposta di un periodico “senato” dei premi Sant’Ilario?) sarebbero il migliore menù per il dopo-cena della città.

(La foto della cena dei mille è tratta dal sito del Comune di Parma)