Ventotto tombe di carta. Ventotto sorrisi perduti, con le loro storie di affetti, di lavoro, di amicizie, di difficoltà.

Ventotto oggi, ventotto ieri, prima quattordici, diciotto, undici; domani lo sa il Fato… Li scrivo in lettere, perchè

i numeri che quotidianamente attendiamo come una sentenza sono l’ultimo affronto del destino per quelle vite che, fra qualità e difetti come ognuno di noi, hanno costruito porzioni di piccola o grande storia parmigiana. Nomi conosciuti e stimati, nomi meno noti, a volte semplicemente visi che ricordi di avere incrociato da qualche parte, chissà dove: e anche questi ti tolgono dentro qualcosa.

Quante volte gli amici venuti da fuori si stupivano e ironizzavano su quella pagina finale di giornale con le foto dei morti. Ma i nostri vecchi, con la loro saggezza, hanno sempre sfogliato la Gazzetta dal fondo, perchè in una comunità nessuna notizia sul governo e sul mondo è mai tanto importante quanto sapere del conoscente o del coetaneo che non c’è più.

Guardo, sbigottito come tutti voi, le pagine che da sempre per me sono state lezione e poi palestra del mio mestiere. Le pagine che mille volte ho sfogliato nello stanzino delle raccolte della Gazzetta, per ritrovare storie dei decenni passati, per ammirare o provare a copiare le idee della Gazzetta e delle sue tante grandi firme, oggi fanno quasi paura, anche se più che mai l’informazione vera è preziosa rispetto alle fake news.

Oggi ci si aggira fra quelle pagine come in un Camposanto. E fa male a tutti sapere che neppure la morte in questi giorni riesce a conservare la sua dignità e la pietà che accompagna il distacco dalle famiglie e dagli amici. Anche per questo, i volti ed i sorrisi che ci guardano dalla carta ci dicono una cosa importante: non dividiamoci, non facciamo polemiche, non lamentiamoci. Restiamo uniti, perchè solo così verremo fuori da questo incubo.