E’ stata la Pasqua più triste, la più brutta. Alla forzata reclusione che viviamo da più di un mese si accompagna inevitabilmente il peso di 500 e più morti: ed è quasi impossibile per un parmigiano non esserne stato toccato anche solo indirettamente con la scomparsa di persone conosciute. Eppure, e senza ovviamente dimenticare

questo enorme carico di dolore nè l’angoscia con cui ancora guardiamo al futuro, verrebbe da dire che è stata forse la Pasqua più intensa e sentita, anche per un laico.

Certo, se ci guardiamo intorno vediamo che vicino e lontano sono già riprese le baruffe da cortile della politica, che mai come oggi ci appaiono piccole, meschine. Si è rimessa in moto la macchina degli odiatori di questa o quella parte, quella degli ancor più squallidi propalatori di fake news…

Ma sicuramente tanto è cambiato, fuori e dentro la maggior parte di noi. E allora sarebbe bello che la vera sorpresa di Pasqua fosse questa: un Uomo di Pasqua, ovvero uomini e donne diversamente capaci di pensare a sè e agli altri. Sicuramente occorrerà rivedere alla moviola queste settimane per capire che cosa ha funzionato e che cosa abbiamo sbagliato.

Però nulla potrà cancellare la straordinaria lezione dei tanti che si sono lanciati, e a volte purtroppo immolati, nella prima linea della resistenza sanitaria della diffusione letale del virus. E abbiamo tutti negli occhi, lucidi, le immagini del vigili del fuoco davanti al pronto soccorso, con quel simbolico casco al personale del Maggiore. E poi gli inni nazionali davanti alla Pubblica, le immagini da Croce Rossa, Seirs, del nostro sempre splendido Volontariato.

C’è anche un altro patrimonio che abbiamo ereditato da questa calamità: stiamo imparando (nonostante una percentuale comunque bassa di idioti) a rispettare le regole, perfino a stare ordinatamente in coda. Ecco: quando finalmente potremo riassaporare la libertà di uscire di casa, non dimentichiamoci di tutto questo.