Bisogna sporgersi quasi a rischio vertigini, che per me scatta subito, ma ne vale la pena. E’ solo un pezzetto, ma inconfondibile:

il Battistero, che anche lontano alcune centinaia di metri cambia i suoi bianchi/rosa a seconda dell’orario e della luce. E perfino così, con davanti edifici, un tetto di terrazzo condominiale e alcune parabole televisive che ne pregiudicano la visuale, è emozionante.

Non dimenticherò mai una delle prime mattina dopo la pensione, quando rimediando a una assenza almeno decennale, vi rimisi piede. Ne uscii dopo un’ora, ubriaco di bellezza e di ammirazione per lo spettacolo di quella colorata enciclopedia medievale.

Lo rifarò, non appena questo incubo sarà finito. E porterò lì i miei studenti, perchè per ripartire avremo tutti bisogno di ispirarci alla Bellezza. E alla Operosità dei Mesi di Antelami, capolavoro nel capolavoro con un inno alla civiltà contadina che a quasi un millennio di distanza governa il cuore della nostra economia.

Non so come ne usciremo. Ma so che avremo bisogno di partire da lì, rimboccandoci anche noi le maniche e ritrovando una coralità che qualcuno sembra subito avere smarrito.