Ci sta rubando anche la Cultura, questo maledetto 2020 che proprio della Cultura doveva essere a Parma l’esaltazione. Abbiamo perso in pochi giorni due giganti: Mario Lavagetto e ieri Gigi Dall’Aglio, in un anno che già si era portato via Pier Paolo Mendogni e Franco Maria Ricci e chissà chi altri dimentico. Vere querce del Sapere:

piante solidissime che hanno dato tantissimo a questa città e non solo.

Conoscevo benissimo il collega e amico Pippo, avevo con Gigi una consuetudine che datava ai gruppi scolastici liceali nell’ancora nascente Teatro Due di viale Basetti, conoscevo Lavagetto soprattutto per la fama e il rigore (ho pensato con rammarico che non c’erano state occasioni di intervista e di incontri, anche perchè non mi pareva uomo da riflettori).

Settori differenti, un comune grande rigore e spesso la voglia di inventare nuove cose, una stima diffusa da parte di tanti. Il teatro, la letteratura, la pittura, l’editoria sono a noi meno sconosciuti anche grazie a loro: e se grande è la tristezza per quello che perdiamo, forse la vera lezione di questo anomalo anno da capitale culturale è che è a persone così che dobbiamo ispirarci. Gente capace prima di studiare e poi di trasmettere Sapere: l’esatto contrario di ciò che anche da noi avviene ogni giorno fra improvvisati virologi, economisti, amministratori e perfino giornalisti… (si leggano il libro di Mendognui sulla Parmigianità per capire quanto devi studiare per scrivere anche solo 5 righe sulle Cupole del Correggio).

Si sono aperte enormi voragini: a noi, insieme al dolore, il compito di allevare per davvero le nuove generazioni, affinchè nuovi alberi di Cultura vengano piantati in quei solchi. E affinchè Parma cresca su nuove ma solide radici.

(Le foto del collage riproducono i titoli di gazzettadiparma.it e la webcam del Comune di Parma su Piazza Garibaldi)

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