Lascio ad altri i toni da bar sport e le sentenze preconfezionate di condanna o assoluzione. Sto ai fatti, che per ora sono comunque gravissimi:

16 milioni di fondi destinati all’accoglienza degli immigrati sono stati ottenuti illecitamente, secondo l’accusa degli inquirenti al presidente della onlus Svoltare, Simone Strozzi. E c’è di peggio: parte di quei soldi sarebbero stati sottratti al loro scopo, per spese private di vario tipo (si parla di saldo di debiti personali oppure di costosi capi d’abbigliamento, pranzi, ecc.).

Ora, se non sbaglio, 16 milioni di euro sono 32 miliardi delle vecchie lire: una cifra che nè io nè molti altri parmigiani mai vedremo e già faremmo fatica ad immaginare in cartamoneta. Che così tanti soldi possano essere affidati sulla base di autocertificazioni false è un primo dato sconcertante e, se provato, scandaloso: innanzitutto per chi lo ha attuato, ma anche per chi doveva controllare e non ha saputo farlo.

E di pari passo va la responsabilità politica. Qui non parliamo solo di un affidamento di denaro e responsabilità che stando alle accuse sarebbe stato superficiale ( da chiarire il ruolo in materia delle prefetture). No: parliamo di una realtà che la giunta comunale ha sposato e citato a modello, con anche un attestato di S.Ilario che tanti avevano giudicato quanto meno freettoloso (una Onlus nata nel 2015 e premiata nel 2018, quando il Sant’Ilario va di solito a celebrare vite intere di lavoro per la collettività). Si dirà: ammesso e non concesso che le accuse siano vere, si poteva non sapere. Non sapere, in effetti, di solito non è una colpa penale, ma può essere una colpa politica, anche grave. Tanto più quando alcuni segnali erano stati dati: il mio ex collega Luigi Alfieri ricorda oggi sul suo profilo Facebook che già nel 2016 (prima ancora della campagna elettorale alla quale lui aveva partecipato come candidato sindaco) aveva avanzato più di una perplessità sui tanti soldi a quella associazione. Così come Priamo Bocchi, a sua volta ex candidato sindaco di Fratelli d’Italia, cita una sua lettera aperta dell’aprile scorso.

Qui però il discorso si biforca, e poichè si tinge anche di politica occorre affrontarlo con estrema chiarezza. 1) Il Comune ha certamente il dovere, e anche il diritto, di fare piena luce e trasparenza sul rapporto fra giunta e onlus. Ieri ci sono stati anche interventi, coraggiosi e io credo sinceri, in difesa di Strozzi: Marco Maria Freddi e Nadia Buetto su tutti. Ci sono stati anche uno scarno comunicato del sindaco e un post dell’assessora Laura Rossi. Prendiamo atto anche di questi, come è giusto, ma di sicuro non basta: occorre che al più presto il Comune ci faccia sapere come sono nati rapporto e fiducia, che ruolo aveva Piazza Garibaldi sugli affidamenti delle somme e soprattutto ci faccia sapere quali cose sono state effettivamente realizzate e con che risultati. Proprio dalle nostre parti, ci sono aziende che sono state teatro di truffe a volte gigantesche, ma che ora proseguono la loro attività con ottimi risultati economici. Intanto, aggiornandoci con la novità di stamattina, è importante sapere dal sindaco che l’esposto che ha dato il via all’inchiesta sarebbe partito proprio dal Comune; 2) Bisogna infatti distinguere fra due cose che tanti mescolano, certo non per caso nè per distrazione: l’ipotesi di una grave truffa c’è; il ricorrere dell’accoglienza agli immigrati come business deve far riflettere (chi non ricorda la frase di Buzzi nelle intercettazioni di “Mafia Capitale” secondo cui si potevano ricavare più soldi dall’accoglienza ai migranti che dallo spaccio di droga?); ma l’equazione che piacerebbe a tanti tifosi dei porti chiusi (migranti=criminalità, diretta o indiretta) è una forzatura, fra le cui pieghe già si nota un po’ del razzismo che da anni vediamo nel Paese.

E qui entra un altro discorso, che i giudici del bar sport spesso ignorano o fingono di ignorare. La truffa parmigianissima di Svoltare, se sarà verificata dai giudici, non è un parmigiano caso isolato che si possa ricondurre e circoscrivere alla questione immigrati (che semmai in questa vicenda sarebbero vittime di qualcuno che li ha sfruttati). E’ invece l’ennesimo episodio che proprio nella nostra collettività sembra quasi parte di un cattivo dna, con una così lunga sequenza di scandali-bancarotte-truffe che ci potrebbe accreditare sì come capitale, ma degli scandali e del fango (vedi in fondo il link a un mio articolo di qualche anno fa e quindi neppure aggiornatissimo).

E’ giustissimo, lo ripeto a scanso di equivoci o strumentalizzazioni, chiedersi perchè il settore dell’accoglienza ai migranti si presta particolarmente a infiltrazioni illecite: chi ci specula va punito in modo adeguato e chi fa leggi le deve adeguare. Ma se guarderete l’elenco degli scandali parmigiani alla fine di questo articolo, vedrete che si va dal crac del secolo nella Parmalat di Tanzi a una vicenda sulle aflatossine nei luoghi della ex Centrale di via Torelli: eppure nessun politico ha ovviamente mai pensato di mettere al bando il latte perchè fonte di scandali ripetuti (e non dimentichiamo le ambigue vicende delle quote latte)… Gli scandali alla parmigiana li abbiamo avuti nella sanità, nei servizi comunali, nelle agenzie per l’ambiente e nel privato: dalla moda con margherita ai prosciutti… La fantasia parmigiana non ha avuto limiti, in materia: ci sarebbe da abolire mezza economia. se applicassimo quel modo di ragionare.

Quindi il dibattito non è (o non è solo) sulla immigrazione. Che di per sè non è business ma disperazione: la stessa che tanti parmigiani stanno provando per i contraccolpi della pandemia, e che dovrebbe insegnarci che nascere dalla parte sbagliata di un mare è la stessa cosa che lavorare dalla parte sbagliata di un virus (e lo dico conscio della mia posizione di pensionato, che non è certo un privilegio ma che oggi lo sembra).

No, mi spiace ma non basta. Parliamo certamente anche di immigrati e di chi li trasforma in business, per evitare che questo possa ripetersi, ma il dibattito più vero ed urgente è su Parma e quindi su di noi. Ci scandalizziamo quando appunto un immigrato spaccia in un viale o dà vita a una rissa o abbandona bottiglie di birra sulle panchine di piazza della Pace. Ed è giustissimo farlo: ma allora – prima di insegnarle agli altri – dovremmo chiederci quali regole seguiamo e possiamo insegnare noi. Nella “capitale” delle truffe.

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Ps – E se avete dei dubbi, ecco che cosa avevo estratto dal mio archivio due anni fa (e ne mancano…): Un fiume di fango e ingordigia lungo 15 anni