Il verde e l’azzurro che da sempre si fondono nel cielo di Tizzano e nel silenzio del piccolo cimitero, i pupazzetti, quel sorriso in foto… Qualche giorno fa, quando la neve imbiancava beffarda il nostro Appennino e le piste interdette dal virus, sono tornato da Tommy. Quindici anni dopo quel 2 marzo.

La storia più brutta incontrata nel mio stupendo mestiere, la storia che ancor oggi racconto – a fatica – agli studenti perchè capiscano cosa può significare essere cronisti, fra la delicatezza che comporta l’invadere le vite altrui, l’illusione di essere a nostra volta importanti per avvicinare la soluzione positiva che tutti aspettavamo, le stesse dinamiche di una redazione: il collega-amico Marco che si sentiva messo in disparte e che reagì come sapeva fare lui individuando e intervistando prima degli inviati nazionali colui che si pensava solo un basista e si sarebbe poi invece rivelato l’orco del male.

Il male e il buio ci sono tutti, ancora dolorosi dentro ognuno di noi. Ma grazie a una Mamma che non mi stancherò mai di ammirare, quella storia è oggi davvero simile all’appartato angolo tizzanese dove Tommy dorme tranquillo fra i pupazzetti, a pochi metri dalla casa della nonna. E’ una storia di male e di bestialità che è diventata una storia d’amore: a Tizzano, al Traglione, a San Prospero dove nel nome di Tommy è nato un parco giochi, sul pulmino dell’Assistenza pubblica per portare a scuola i bambini disabili, sempre con il nome di Tommy.

E’ la forza con cui Paola e la sua famiglia hanno tenuto la barra dritta anche quando sono arrivate altre ondate che avrebbero travolto chiunque. Ma non chi ha le radici in quella terra d’Appennino che ha prodotto altre storie speciali.

Questa è la più straordinaria di tutte le storie. E fu profeta nel coglierla il vescovo Bonicelli, che pur vivendo le prime avvisaglie del tumore che l’aveva colpito volle essere in Duomo a celebrare l’ultimo triste saluto a quello che era diventato davvero il bimbo di tutti: “Tommy è stato ucciso, ma lui è il vincitore e gli uccisori sono gli sconfitti, perchè hanno ucciso in sé la propria umanità”. Parole che allora non potevano consolare ma che Mamma Paola ha fatto sue, regalandoci la più straordinaria lezione che io abbia visto. E che anche in questo giorno, in cui il calendario ci dice che sono già passati 15 anni e in cui viviamo nuove e diverse apprensioni, ci ricorda che solo la forza dell’Amore e della collettività può farci superare i momenti più bui.

Grazie Paola. Parma non dimentica e non dimenticherà.