Ci si arriva con emozione ma anche, inutile negarlo, con apprensione. Ed è bello che la prima rassicurazione porti il nome (che mi fa ricordare anche il suo sorriso e la costante gentilezza con il giovane cronista che ero allora) di Ernesto Ceresini, al quale è intitolato il Centro sportivo polivalente di Moletolo del quale per la prima volta vedo il “PalaPonti”. E’ qui che

Parma ha stabilito il fronte della “battaglia” delle vaccinazioni: quella che dovrebbe consentirci di vincere la “guerra” contro l’incubo che ci perseguita da oltre un anno.

L’appuntamento è precisissimo: per le 10,42. L’anticipo è tale da consentire una passeggiata e una riflessione, oltre che la scoperta di un impianto che non conosco a fondo. Rifllettere su tante cose: dagli anni che passano al privilegio di essere già qui. In effetti mi sfugge la ragione di questa priorità degli universitari, che certo non hanno un lavoro in questo momento in prima linea o di contatto col pubblico. E’ un privilegio che fa sentire quasi in colpa, anche se fa pari con un apporto pubblico – quello di un docente “a contratto” – che con ben…60 euro il mese pre-tasse e a fronte di almeno un centinaio di ore mensili fra lezioni, correzione articoli, esami, preparazione tesi e tirocini è in pratica un volontariato, anche se qualche tristanzuolo ha scritto recentemente che prendo “due stipendi” (sic…).

Ma non è giorno di piccolezze. E’ il primo giorno di primavera: nei viali dell’impianto di Moletolo, oltre alle primule dello spreco qui però utili nei cartelli che indicano la strada verso gli ambulatori del Palaponti, c’è il rosa delle fioriture di marzo, ed è facile cedere al pensiero retorico ma anche concreto che questa possa essere davvero e finalmente la Primavera dopo un inverno lungo una quindicina di mesi. Quindici mesi colmi di lacrime: penso all’amico Robi Bonardi, al quale Parma ha tributato un corale e non formale omaggio. Penso alla sua professionalità ma soprattutto al suo costante e amichevole sorriso: è questa la Parmigianità che non sempre siamo capaci di ritrovare, e che mi viene da confrontare con la tristezza delle lamentele seminegazioniste di sabato in Cittadella, con cartelli e slogan ignoranti.

Poi arriva il momento di entrare. E qui tutto fila liscio: il “triage” con l’esame del questionario, l’attesa di gruppo sulle sedie (simile a quelle da dove è arrivata la bella lezione del Capo dello Stato), il vaccino, il quarto d’ora di attesa per eventuali reazioni legate al vaccino e ad alcune patologie pregresse. Si torna fuori: ai campi da calcio o rugby che torneranno speriamo presto a popolarsi, alla Primavera che forse non è sbocciata solo sul calendario.

Però ora si tratta di farla sbocciare per tutti. C’è un problema generale, che è legato all’arrivo finalmente delle dosi annunciate, ma ce n’è anche uno di organizzazione e priorità. Pur senza entrare in materie che non conosco e non mi competono, so per certo che ci sono categorie più fragili che dovevano essere lì prima di me, di noi. Ma ora l’importante è che i tempi siano i più brevi per tutti. E nel frattempo, anche se a qualcuno dà fastidio che lo si ripeta, gli unici “vaccini” che abbiamo sono la prudenza e il buon senso: per non riempire ulteriormente gli ospedali ( da inizio marzo i ricoveri nelle terapie intensive a Parma sono praticamente raddoppiati da 13 a 25…) e per avvicinare il più possibile quella ripartenza che tutti sogniamo.

Ps – A fine articolo arrivano i primi brividini e un accenno di febbre: si va di Tachipirina, sperando che tutto vada bene dalla A alla…zeneca. 😊