Ci sono piccole storie che dicono tante cose su una città, su chi la abita, su chi la governa… Ad esempio la vicenda della Madonnina della Cittadella

ha tanti ingredienti della Parma di oggi e offre tanti spunti su cui riflettere per capire come vogliamo la Parma di domani.

Anche se a prima vista sembrerebbe soprattutto una storia di ieri: uno di quei racconti del Mondo piccolo di Guareschi nei quali Don Camillo e Peppone prima si azzuffano e poi trovano un’intesa nell’interesse comune, dopo che le ideologie hanno lasciato il campo alle esigenze della comunità. E sempre a prima vista, tutto parrebbe risolto, dopo che la rimozione della madonnina collocata sui bastioni della Cittadella è stata annullata, o quanto meno sospesa.

Ma non è proprio così, e ci sono altri punti che vanno chiariti. Il primo è che non si tratta di una questione di religione, tanto meno da contrapporre all’annosa vicenda dalle moschea. Qui la vera questione non è legata alla raffigurazione della Madonna, bensì al più banale ma necessario rispetto delle regole. E al buon senso che può aiutarci a far progredire le città.

Partiamo dai fatti. Quella statuina è contemporaneamente un bel gesto di volontariato, un richiamo religioso per chi ci crede e però è anche un’opera abusiva. E’ sorta senza autorizzazioni comunali o della soprintendenza, o dell’Arma di Cavalleria che ha lì accanto la sua sede. E se è vero che chi l’ha posta ha mille meriti in Cittadella (Luciano Vezzani è da decenni una sorta di angelo custode di quel parco, per di più in modo assolutamente gratuito), ora questa origine non autorizzata è venuta a galla.

Come siano ripartite competenze e iniziative, poco ci appassiona. La statuina è comparsa sui bastioni della Cittadella nello scorso autunno; poi dopo poche settimane è arrivata l’ingiunzione di rimuoverla (che Vezzani non ha però accettato); ed ora siamo al punto della rimozione d’ufficio, prima ordinata e poi rinviata.

Come se ne esce? Innanzitutto senza atti di forza, ma anche senza strumentalizzazioni. Non c’è un diritto a collocare in luogo pubblico ciò che si vuole, però – come ho già scritto sui social – si può utilizzare il buon senso: proprio quello di guareschiana memoria, visto che già Don Camillo e Peppone si trovarono a dover districare una vicenda molto simile. Traducendo: nessuno, neppure il benemerito Vezzani, può accampare diritti su quell’angolo di Cittadella; nessuno può essere sganciato dal rispetto delle leggi; e infine nessuno può governare bene ignorando il sentire della gente. Sì: quella madonnina è abusiva, ma proprio perchè madonnina non fa male e non minaccia nessuno. Allora, si studino luogo e modi perchè ci possa essere per lei un metro quadro di Cittadella: se non lì poco distante, o in un altro angolo del parco, purchè con tutte le autorizzazioni necessarie e nel rispetto delle leggi (a Cesare quel che è di Cesare…).

Vedevo stamattina come dalla Cittadella sono sparite tutte le porte di calcio (perchè?). Ora c’è anche un progetto su cui i parmigiani si stanno dividendo (e anche questo sarà un banco di prova per una città dove le idee si confrontino senza paure per trovare poi la sintesi migliore). Ecco: prima di inventare altre modifiche non dovrebbe essere difficile fare in modo che – anche per la Madnonnina dei bastioni – ognuno rinunci a qualcosa, ma non al rispetto delle leggi, per arrivare a una soluzione che accontenti tutti. Tranne, forse, chi le questioni ama più cavalcarle che vederle risolte…

IL CASO GUARESCHI: un libro e un progetto

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